Archivio mensile:febbraio 2017

Sinistra, destra e copyright

Ha ragione, Matteo Renzi (quando ce l’ha, bisogna riconoscergliela), nessuno può avere il copyright della sinistra. Perché di essere di sinistra bisogna dimostrarlo, se non con i fatti e i comportamenti, quantomeno con le idee di cui si è portatori. E quindi, finiamola di dire “io lo sono e tu no”: che si tirino fuori le idee e le si confrontino con quelle che appartengono – storicamente e strutturalmente – a quell’area politica.

Il problema è che oggi le idee non le tira fuori più nessuno, così come nessuno radica più le proprie scelte e azioni politiche in una tradizione ideale: ci manchrebbe altro, si correrebbe il rischio di essere accusati di appartenere a qualche “ideologia” o a qualche “ismo”! Meglio dunque incentrare tutto sulla propria personalità: se sei simpatico, se vendi bene la tua merce, se hai l’aria di essere “l’uomo giusto per un momento come questo”, è fatta. E se fai parte di un partito che (almeno un po’) si rivolge agli elettori di sinistra (o che comunque vogliono sentirsi tali…), allora non puoi non dirti di sinistra, anche se “non canti bandiera rossa”, e devi avere il diritto di farlo.

Solo che, poi, le idee vengono fuori lo stesso, non dette ma realizzate nelle cose che fai o dici senza accorgertene; per cui, se incentri la tua politica sulla riduzione delle tasse (tradizionale stigma della destra, la sinistra le tasse le usa per compensare le differenze sociali offrendo servizi ai meno abbienti), se punti su riforme che aumentino il potere del leader (l’uomo forte, come spiegavo in un intervento di qualche mese fa, è un classico tema della destra), se concludi il tuo discorso con la frase “viva l’Italia” (il nazionalismo, che diamine, è di destra, la sinistra è internazionalista), beh, allora è inutile stare a discutere di copyright: sei di destra, punto e basta!

Non moriremo democristiani, come si diceva una volta: moriremo peggio.

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