Archivi tag: noninostronome

Bagnai e i no-euro, i furbetti dell’Italietta

Parlando su Rai 3 il senatore Alberto Bagnai, economista grande critico dell’Euro e ispiratore delle politiche leghiste, ha affermato che

In questo momento c’è evidentemente bisogno di creare un incidente che tenga l’Italia sotto un sostanziale potere di ricatto: ti faccio la procedura se tu non accetti una serie di cose.

e ha definito l’ipotesi di procedura d’infrazione dell’Ue un

atteggiamento ricattatorio, mafioso

Come tutti sanno, la situazione è questa: l’Italia fa parte di un organismo sovranazionale con il quale ha liberamente concordato una serie di norme in materia finanziaria e di bilancio, norme che ha perfino inserito nella Costituzione; oggi l’Italia queste norme che lei stessa ha accettato non le rispetta e, del tutto correttamente, l’Europa minaccia di farle una multa: dove stanno la ricerca dell’incidente, il ricatto, l’atteggiamento mafioso?

Non sono un difensore di quella che alcuni chiamano assai scioccamente “Europa delle banche” e penso che ci sia molto, moltissimo da cambiare nel modo in cui è organizzata. Ma in questo tipo di prese di posizione non vedo alcuno spirito di cambiamento o di opposizione a un sistema: vedo solo la ricerca di un facile consenso, basata sulla condivisione (non so se autentica o strumentale) di un’antica e deteriore cultura nazionale: quella dei “furbetti”.

Con le sue affermazioni, infatti, Bagnai riutilizza per l’ennesima volta l’eterno argomento dell’italiano-medio colto in fallo: minacciato di multa per aver lasciato l’auto sul marciapiede, non è lui in difetto, bensì il vigile, che – lungi dal svolgere il proprio mestiere e far rispettare le regole – è un nazista frustrato che abusa (sic!) del suo potere; beccato a non pagare le tasse e richiesto di sanare la sua mancanza con un aggravio di mora, non si vergogna della propria azione, bensì attacca l’Ufficio delle Imposte come se fosse un’associazione a delinquere; ripreso da una telecamera mentre è al mare invece che al lavoro, ma con il cartellino timbrato da un collega, si ribella contro le forze dell’ordine che si sono permesse di “spiarlo”. E si potrebbe continuare.

Questa cultura nazionale è basata sullo scarso senso civico del nostro Paese ed è una delle principali ragioni del nostro elevato debito pubblico, della nostra scarsa produttività, del pessimo funzionamento dei nostri servizi pubblici. Non siamo mai riusciti a liberarci di quel “familismo amorale”, studiato negli anni Cinquanta, che impedisce la cooperazione e lo sviluppo prima civile e poi materiale delle comunità. Anzi, con il tempo quel difetto ha fatto un salto di qualità e si è esteso dalle piccole comunità del meridione a tutti gli agglomerati di cittadini dell’intera Nazione – cosa che spiega perché, come riportano le statistiche, l’80% degli italiani non si fidi neppure dei propri connazionali.

Ed è per questo che affermazioni come quella di Bagnai – e quindi le politiche della Lega – incontrano l’attenzione e ricevono il plauso di così tanti cittadini italiani: perché fanno leva proprio sulla loro stessa maleducazione civica. Quella che non permette di capire che se tutte le auto fossero in divieto di sosta non si circolerebbe più, se nessuno pagasse le tasse non avremmo più né strade, né scuole, né ospedali. E non permette di capire che oggi – in un momento storico in cui potenze “opache” e potenzialmente assai pericolose come Cina, Russia e Stati Uniti lottano per una spartizione del mondo – proprio l’Europa è la nostra unica possibilità per costruire una società di pace e di diritti. Ma a noi, tutti presi dal non rispettare i nostri doveri, la pace e i diritti di domani sembrano non interessare.

Annunci
Contrassegnato da tag , , ,

Non in nostro nome!

Sabato gli italiani egoisti, rancorosi e incattiviti (come li definisce non l’opposizione, non La Repubblica, bensì l’ISTAT nel suo cinquantaduesimo “Rapporto sulla situazione sociale del Paese”) sono scesi in piazza per ossequiare il loro vate, Matteo Salvini, che ha rilanciato le sue parole d’ordine di estrema destra: “io non mollo”, “marciare uniti e compatti”, “se Dio mi dà salute faremo grande l’Italia”, “se ci attaccano vuol dire che siamo nel giusto”, e via sproloquiando, il tutto indossando la felpa della Polizia di Stato e ostentando pubblicamente la figlia minorenne.

Il pubblico festante ha apprezzato e intonato cori, com’è giusto che sia trattandosi appunto di cittadini egoisti, rancorosi e incattiviti, come quelli che nel corso della settimana avevano insultato una giornalista rea di aver provato a impedire la violenza fisica su una giovane ladra rom, oltretutto già nelle mani della sicurezza. Né è possibile farci granché, dato che gli egoisti, i rancorosi, gli incattiviti esistono, sono sempre esistiti, esisteranno sempre e a loro va democraticamente lasciato spazio di espressione.

Quel che però non deve esser fatto loro mancare sono le critiche, l’opposizione e anche la misura della loro parzialità. Cosa che invece sta accadendo attualmente, a causa del totale spaesamento di chi non sia né egoista, né rancoroso, né incattivito, ma proprio perciò si senta impotente di fronte all’ignoranza boriosa che sfoga la propria frustrazione contro i bersagli più facili – i più deboli – e contro chiunque ostacoli questo esercizio tanto grossolano, quanto inutile (tralascio volutamente ogni commento sulle forze politiche sedicenti di sinistra, che spaesate erano già da almeno vent’anni).

E allora innanzitutto ribadisco quel che ho detto più volte, e cioé che il sovranismo – sia esso “psichico”, come dice l’ISTAT, o politico, come dice lo slogan leghista “primagliitaliani” – è in primo luogo non tanto immorale, quanto controproducente. Avere come obiettivo principale la difesa dei propri interessi (nazionali, locali, familiari) rende infatti inutilizzabili le principali risorse che l’uomo, animale di per se strutturalmente deficitario, ha a disposizione per far fronte all’insicurezza: la collaborazione e la condivisione. E non lo dico io, ma fiumi di studi antropologici (per esempio il noto Le basi economiche di una società arretrata di Edward Banfield, il padre del “familismo amorale”) che ovviamente gli italiani egoisti, rancorosi e incattiviti sono fieri di ignorare, definendo “radical chic” chiunque sia più competente di loro. Di più, il loro sovranismo li porrà in competizione non solo con l’Europa di cui respingono la collaborazione, ma anche con gli altri paesi sovranisti: ogni alleanza con chi abbia per principio il “prima noi” sarà infatti sempre e solo un’alleanza precaria e di facciata, pronta per esser tradita non appena il “prima noi” debba agire sull’alleato. E se c’è una cosa che aumenta l’insicurezza, questa è la competizione, altra cosa ben nota e confermata da studi che gli italiani egoisti, rancorosi e incattiviti sono fieri di ignorare.

In secondo luogo ricordo a quel sedicente “Popolo” che esso tale non è, perché il Popolo non esiste, almeno non come entità unica e monolitica: esiste una società, composta da individui con idee, interessi, esigenze e sentimenti diversi, che si aggregano in molteplici gruppi più o meno ampi e coerenti, la composizione dei quali produce movimenti, opzioni e decisioni in merito all’andamento della società. Una cosa che si chiama “politica” e che vive di dibattito e confronto, di equilibri tra diversi spesso raggiunti a fatica. E finantoché nella società e nel dibattito politico vi saranno idee ed esigenze diverse dal nazionalismo e da “primagliitaliani”, finché vi sarà chi – come un tempo Don Milani in L’obbedienza non è più una virtù – pensi che

se voi però avete diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri allora vi dirò che, nel vostro senso, io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall’altro. Gli uni son la mia Patria, gli altri i miei stranieri

allora quel sedicente “Popolo” non sarà che un’aggregazione parziale di cittadini e avrà strenui oppositori, che riterranno i suoi aderenti prima inetti e poi immorali.

E infine, conseguentemente, dico al loro vate Matteo Salvini, che non si azzardi mai più a chiedere, come ha fatto ieri, una cosa che è impossibile possa ottenere, vale a dire un “mandato per sessanta milioni di italiani”, perché finché in Italia ci sarà

  • chi pensa la propria Patria come la pensava allora Don Milani,
  • chi ritiene di essere italiano, sì, ma prima di questo europeo e ancor prima cittadino del mondo,
  • chi considera che i soldi presi a prestito si debbano sempre restituire,
  • chi pensa che raggiungere la condizione socioeconomica dei propri padri sia meno importante di avere una situazione socioeconomica “giusta”,
  • chi ritiene che la misura di tale giustizia sia umana e non nazionale,

nessun Matteo Salvini, anzi nessun rappresentante sovranista potrà avere un mandato “per sessanta milioni di italiani”, ma solo per quella parte – esigua anche quando formalmente maggioritaria- che lo sostenga.

A quel sedicente “Popolo” e ai suoi vati dico pertanto con forza e a piena voce:

NON IN NOSTRO NOME!

Contrassegnato da tag , , ,