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L’Expo e i “professionisti del ce la faremo” (noi, degli altri che c’importa?)

Quell’emblema dell’ipocrisia democristiana 2.0 che è il nostro attuale Presidente del Consiglio, inaugurando il non meno emblematico Expo di Milano, ha tuonato contro “i professionisti del non ce la farete mai“, vantandosi del riuscito avvio dell’evento. Tacciamo qui su tale “riuscita” (in realtà sono tantissime le cose incompiute e ancora di più i danni ambientali, le inchieste per corruzione, le violazioni dei diritti), perché – così come per molte “mosse” di questo governo – non è la falsa propaganda quel che è grave, bensì la portata politica assolutamente deteriore, reazionaria e immorale dell’evento, che invece passa come se niente fosse. E che vorrei spiegare con degli esempi.

Papa Francesco, salutando l’avvio dell’Expo quasi contemporaneamente a Renzi, ha invitato a far sì che esso sia l’avvio della “globalizzazione della solidarietà”. Belle parole, condivisibili, specie alla luce del tema dell’evento: l’alimentazione, in un mondo in cui miliardi di persone non hanno di che sfamarsi. Ma forse il Papa non ha letto la homepage dell’Expo, dove – dopo parole di rito – si legge che “nei 184 giorni dell’evento il sito espositivo – che si sviluppa su una superficie di oltre un milione di metri quadri (sic!) – verrà animato da spettacoli, laboratori, mostre, concerti, percorsi interattivi e sensoriali alla scoperta di tutto il buono che il nostro Pianeta ha da offrire”. Tradotto: mentre chi non ha da mangiare continua a morire, chi ce l’ha può dedicarsi a scoprire in un gigantesco lunapark tutto il buono che il mondo ha da offrire. Alla faccia della solidarietà…

E forse Papa Francesco non sa che le intenzioni dichiarate dal nostro Presidente del Consiglio (che non è responsabile della nascita dell’Expo, ma se ne fa comunque bello) sono non già di globalizzare la solidarietà, bensì di far vincere all’Italia una scommessa per il suo futuro – e in Italia, tutto sommato, quelli a cui manca da mangiare sono soprattutto quelli che italiani non sono…

Più direttamente: qual è il senso di un evento intitolato “Nutrire il pianeta, energia per la vita”, ma per il quale la sola realizzazione di un solo padiglione (il Bio Mediterraneo) costa quattro milioni di euro e uno spettacolo di intrattenimento, quello del Cirque du Soleil, ne costa otto e mezzo? Si dirà che quei soldi, spesi dal popolo italiano attraverso tasse che adesso mancano per i servizi (ho recentemente fatto diretta esperienza della progressiva scomparsa della sanità pubblica), comunque rientreranno, grazie a biglietti, turismo, indotto. Anche se fosse vero, ciò confermerebbe solo che quello milanese è un lunapark a uso del famoso dieci per cento che detiene l’ottanta per cento delle risorse, non certo “un immenso laboratorio di innovazione che contribuirà a creare le linee guida per avere nel futuro cibo sano, sicuro, sostenibile e sufficiente per tutti”, come recita ipocritamente la sua homepage.

Senza contare che gli operatori pensano piuttosto chiaramente a ben altro. Si legga per esempio questo articolo di Wired, dove si esplicita che l’evento nasce per rilanciare il nostro paese (non certo il Botswana o lo Zimbabwe) nel mercato del turismo (particolarmente in quello cinese, che si va ampliando) e dell’alimentare, mentre alla voce “etica” si legge testualmente che “è evidente che il primo obiettivo dell’esposizione universale non sia di tipo etico: nessun paese farebbe un investimento simile solo per firmare una carta d’intenti” e che alle “aziende private che vogliono promuovere e far conoscere il proprio impegno nel campo della sostenibilità, un grande evento come questo offre un’ottima opportunità di marketing” (sic!).

Tanti saluti, dunque, a Papa Francesco e al pianeta da nutrire: qui c’è soprattutto da essere solidali con noi stessi e da nutrire l’Italia – che, pur con tutti i suoi problemi, sta ben meglio della media. Se non ci riusciremo – come dicono i “professionisti del non ci riuscirete mai” invisi a Renzi – sarà una sconfitta per l’Italia; ma se ci riusciremo – come invece vorrebbe il nostro Presidente, ma anche tanti dei suoi oppositori di facciata – sarà una sconfitta per chi sconfitto è già oggi e, soprattutto, sarà una sconfitta per l’Umanità, per la Civiltà, per il futuro del mondo.

E’ per questo – e non per la corruzione, per le infiltrazioni mafiose, per il degrado ambientale e la violazione di diritti, che pur ci sono – che l’Expo non doveva essere fatto e che, riesca o non riesca, è comunque un’opera politicamente ed eticamente deteriore. L’opera dei “professionisti del ce la faremo“, di quei “vincenti” di cui non riusciamo più a liberarci dall’epoca di Craxi, che non riescono a pensare che a una loro vittoria corrisponde la sconfitta di qualcun altro, forse più bisognoso di loro stessi. E che “solidarietà” non sanno neppure cosa voglia dire.

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