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Il vicolo cieco

Onorevole Vicepresidente del Consiglio e Ministro degli Interni Matteo Salvini,

non sono mai stato un sostenitore né dell’immigrazione indiscriminata, né della cosiddetta “società multietnica” come sua soluzione, ritengo radicalmente sbagliate le politiche messe in atto dai governi passati e persino schiavista chi consideri utile, se non necessario, l’afflusso di immigrati che facciano “lavori che noi non vogliamo più fare” e che “contribuiscano a pagare le pensioni alla nostra popolazione che invecchia”. Ciononostante, considero le Sue azioni dei giorni scorsi, oltre che cinicamente pericolose, del tutto inutili per affrontare seriamente il problema e le parole da Lei usate per giustificarle in parte immorali, in parte grossolani tentativi di manipolazione.

Che seicento migranti vengano accolti dalla Spagna invece che dall’Italia non ha infatti alcuna rilevanza per l’epocale migrazione di popoli alla quale stiamo assistendo: molte altre migliaia ne arriveranno e, per quanti muscoli Lei possa mostrare, parte di esse spetterà al nostro Paese ospitarle. Né ha alcuna importanza che l’Italia “non sia più zerbino dell’Europa” (anche ammesso e non concesso che lo fosse in passato), perchè la questione non è chi si faccia carico del problema di accogliere i migranti, bensì come far sì che quei popoli non abbiano più la necessità di emigrare.

Su questo punto, Onorevole Salvini, Lei sta operando su un solo piano, quello del terrorismo: vuole spaventare i migranti aumentando il rischio delle traversate attraverso la rimozione delle navi addette al salvataggio e attivando ronde militari sulle coste da cui esse partono. Questa strategia, Onorevole, è solo un esercizio di cinismo (come le ha ben detto il Suo collega Macron, e ciò non è meno vero per il fatto che questi sia cinico quanto Lei). Un cinismo comunque sterile, perché i migranti arriveranno lo stesso, anche se morendo in numero maggiore di oggi prima di trovare altri modi e altre strade per giungere da noi. Lei sarà quindi solo causa di sofferenze e morti che si potrebbero evitare, ma il fenomeno rimarrà.

Perché è sciocco e infantile credere (oltre che intellettualmente disonesto e mistificatorio far credere) che quel fenomeno epocale sia il prodotto di qualche soggetto interessato al “business dell’accoglienza”: la migrazione immensa cui stiamo assistendo è il frutto della non meno immensa sperequazione economica internazionale. Un’ingiustizia che spinge popoli senza speranza, immersi nella miseria, nel totalitarismo, nelle malattie, ad avventurarsi in viaggi per noi semplicemente folli e ad accettare, giunti qui, trattamenti che nessuno di noi tollererebbe, perché comunque migliori di ciò da cui fuggono. Un’ingiustizia talmente grande da rendere ridicolo, per non dire penoso, il suo accostamento tra rifugiati e migranti da un lato e “italiani che perdono il lavoro” dall’altro: io sono tra i secondi, visto quanto si è ridotto il mio reddito negli ultimi anni, ma provo imbarazzo e vergogna a sentirmi assimilato ai primi – per esempio a quegli egiziani che ho visto con i miei occhi vivere nelle tombe storiche del Cairo e pescare molluschi immergendosi nel Nilo, pur sapendo di contrarre così una malattia gravissima – la bilarziosi – per la quale nessuna azienda farmaceutica fa ricerca, perché il commercio di un tal farmaco sarebbe certamente non redditizio.

La Sua azione, Onorevole Salvini, è certo coerente con il Suo motto “Primaglitaliani”, del quale ho già denunciato l’immoralità, ma è del tutto inutile a risolvere il problema, così come lo erano le politiche filo-immigrazione che Lei tanto combatte. Ed è inutile, anzi controproducente, la retorica nazionalista con la quale nutre i Suoi elettori: il nostro Paese, così come tutti quelli ad alto livello economico che sono suoi referenti, è vissuto per anni – almeno per tutta la seconda metà del Novecento – al di sopra delle proprie possibilità e lo ha fatto appropriandosi di beni comuni che appartenevano anche ai popoli che oggi, migrando, ne reclamano la restituzione.

Solo se gli italiani a cui Lei vuol dare la priorità si renderanno conto di averne avuta già anche troppa, solo se metteranno a punto, assieme agli altri privilegiati del mondo, un modo più indolore possibile per condividere quel che hanno con i popoli che non hanno niente, sarà possibile fare ciò che la pseudosinistra che Lei tanto attacca ha negato per anni e che a Lei sta tanto a cuore: fermare i flussi migratori.

Ma ciò sarà possibile, sebbene su tempi mediamente lunghi, facendo valere proprio il contrario del Suo “Primaglitialiani” e affermando invece l’eticità dei diritti degli esseri umani senza distinzioni, a cominciare dal più negletto: il diritto di poter restare a vivere e lavorare nel luogo ove si è nati e vissuti. Facendo cioé venir meno la sperequazione tra i popoli, che causa le migrazioni né più e né meno di come la differenza di livello di un liquido ne produce il passaggio tra due vasi comunicanti.

So che Lei non farà niente di tutto questo, Onorevole Salvini, perché di fatto Lei difende solo i crassi interessi dell’individuo proprietario dell’opulenta e corrotta società italiana; a Lei e ai suoi elettori la giustizia e l’equità internazionali non interessano – né interessano i diritti umani, altrimenti non si esprimerebbe come si esprime, parlando di “crociere” per i viaggi della disperazione e di “schedature” dei Rom (a quando gli omosessuali e gli ebrei?). Ma sappia che coltivare l’ignoranza e i bassi istinti dei Suoi elettori non Le basterà: la strada che ha scelto è un vicolo cieco e non Le permetterà di rispettare nessuna delle vacue promesse che ha fatto loro.

“La pacchia”, Onorevole Salvini, finirà presto anche per Lei.

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Siria, casa mia

 

Damascob

Stanotte i comodi potenti del mondo, con motivazioni dubbie e che fanno parte del loro sordido gioco per la spartizione di quell’area, hanno scaricato un altro flagello sulla già stremata popolazione siriana. Pare che non vi siano vittime e solo un numero limitato di feriti, ma la “pioggia di missili” (così gli organi d’informazione) è caduta a pochi passi da Damasco, metropoli da due milioni di abitanti.

Solo una decina di giorni fa ho visto al cinema un film bellissimo, Insiryated, vincitore di vari premi, che mette in scena il terrore di una famiglia di Damasco assediata dalla guerra civile. Un’opera dalla locandina-insyriatedtensione spasmodica, che toglie il respiro, semplice e brutale come solo la realtà sa essere.

In quella casa ho rivisto quella che mi ospitò per alcuni giorni quando, nel 2005, mi recai in Siria, facendo tappa da un’amica impegnata in un progetto di cooperazione a Damasco. Giorni che mi permisero di scoprire una terra arsa ma bellissima e – soprattutto – una popolazione povera ma allegra, accogliente e onesta, che viveva con gioia una situazione anche allora non facile, sia per questioni economiche, sia per ragioni politiche: neanche a quei tempi, infatti, il governo di Assad – al potere per “diritto di discendenza”, non lo dimentichiamo – era visto di buon occhio. Dopo, le cose sono peggiorate.

Un paese, la Siria, che mi colpì moltissimo (con mia sorpresa, visto che non ero attratto né dai luoghi caldi, né quel tipo di cultura) e che – per dirlo con un’espressione piuttosto abusata e che di solito evito – mi è rimasta nel cuore. La gente semplice e paziente, che viveva con dignità la condizione materiale certo non esaltante, uscendo al calar del sole per godersi il fresco portato dal vento dopo i 45 gradi del giorno e per fare allegri pic nic nelle aiuole ai margini delle strade, mi fece riflettere una volta di più su quanto noi, abitanti dei “paesi ricchi”, siamo incapaci di godere di quel che abbiamo – molto, enormemente molto di più di quanto loro non avessero.

Quel film non ha ricevuto molta attenzione in Italia: la gente (il “popolo”, i “cittadini”) al cinema vuol divertirsi, scordare la sofferenza, non guardarla negli occhi, soprattutto se si tratta di una sofferenza reale e non di una finzione romanzesca. D’altronde, è proprio la Siria, a dispetto del dramma che vive da anni,Damasco 2b a non ricevere attenzione in Italia, se non per le lamentele di chi ritiene che i suoi abitanti giunti da noi nel corso della loro fuga non siano veri profughi e, comunque, non debbano ricevere accoglienza nel nostro paese. Come possano fare a rimanere dove sono, tra l’incudine di Assad, il martello dell’Isis e le ciniche strategie dei paesi esteri interessati solo al controllo di un’area povera, sì, ma centrale per le dinamiche politiche del ricco medioriente, a nessuno interessa.

Qualcuno dei lettori sa infatti cosa dicessero della Siria i programmi dei partiti (e dei “movimenti”) presentati in vista delle elezioni del 4 marzo scorso? A mia conoscenza, niente. E quante volte il tema è tornato nei discorsi della (peraltro terribile) campagna elettorale? Mai, credo.

Qualcuno potrà ribattere domandando perché mai un partito italiano debba porre all’ordine del giorno un tema che riguarda terre lontane. Suq Damasco 2bRimando quel qualcuno al mio post precedente, aggiungendo anche che in ballo non c’è solo la vita e la morte di esseri umani con i medesimi diritti di noialtri, in primo luogo quello di vivere pacificamente e democraticamente là dove sono nati, ma anche la nostra vita quotidiana, perché i siriani in fuga dal macello, arrivati da noi, hanno in secondo luogo il diritto di essere accolti in quanto in stato di pericolo e di indigenza, ci piaccia o non ci piaccia. E, personalmente, posso capire che oltre un certo limite la cosa non piaccia, ma proprio per questo il problema richiede di essere messo all’ordine del giorno, cosa che né “la vecchia politica”, né quella “del cambiamento” hanno fatto.

Oggi ho sentito che sia questa, sia quella si sono affrettate a rigettare ogni connivenza con l’intervento americano (diciamocelo, gli altri alleati sono solo dei lacché); ma questo non solo non basta, anzi è perfino meschino, perché interessato solo a proteggersi da eventuali ritorsioni (sai tu cosa passa per la testa degli integralisti musulmani) e del tutto privo di un progetto di politica estera che faccia fronte a un problema immane.

Ma “progetto politico” è ancora un’espressione dotata di senso nell’era della “post ideologia”, dei “consumatori”, Ristorante Damasco 2dei “cittadini” (di un paese o del mondo?), della fine della politica sostituita dalla “gestione onesta”? Chissà. Proviamo ad aprire un dibattito. Nel frattempo, in Siria, a migliaia continuano a morire. Chissà con quanti di coloro che sono scomparsi in questa mattanza infinita, tredici anni fa, ho scambiato informazioni, riso per l’impossibilità di comprendersi, condiviso passaggi sui taxi collettivi, mangiato assieme nei loro poveri e pur coloratissimi ristoranti.

Soffro con te, mia povera Siria.

 

 

Damasco Nightb

Damasco, la notte dal colle di Qasioun

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Una riflessione anacronistica

Due notizie di ieri ci dicono che:

  • nell’ultimo anno è aumentato del 10% il numero di coloro che sono costretti a rinunciare alle cure mediche, dato che la sanità pubblica copre sempre meno e che i costi per la salute sono troppo elevati per i redditi medio-bassi;
  • è uscita la prima Dallara “stradale”, una “barchetta” due posti da 400 cavalli e 115.000 euro (più IVA, più altri 30.000 euro per il tetto, altrimenti quando piove sta in garage); ne saranno prodotte 10 al mese, ma la produzione del primo anno (circa 120 esemplari) è già venduta.

Si dirà che l’ampliamento della “forbice” tra ricchi e poveri è noto e va avanti da tempo; tuttavia l’incrocio di queste due notizie ci mostra una cosa che si continua a voler ignorare, forse perché accecati dal fumo negli occhi della propaganda della destra, forse perché si è troppo concentrati sul proprio meschino interesse per rendersi conto di quanto sia autolesionista difenderlo: che il taglio delle tasse, da tutti richiesto a gran voce, avvantaggia solo chi è pieno di soldi e rende ancor più misera l’esistenza dei meno avvantaggiati. Perché se la Dallara “stradale” fosse gravata – che so – da un’IVA al 60% e i redditi elevati fossero, come un tempo, tassati anche al 90% (non è una boutade, una volta era così), magari si raggranellerebbero un po’ più di fondi per farmaci e visite specialistiche. Oppure si renderebbe semplicemetne meno appetibile guadagnare tanto, lasciando così più lavoro a chi oggi non ne ha.

Ah, già: ma ieri eravate tutti occupati a parlare di Ventura e Tavecchio…

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