Percezione ingannevole e gradimento del Governo

Intervistato dal Giornale Radio Tre a margine del Festival Filosofia di Modena, che aveva per tema la verità, il presidente dell’istituto di ricerche statistiche IPSOS, Nando Pagnoncelli, ha sinteticamente riportato i risultati di una ricerca svolta su larga scala in quaranta paesi del mondo e con diverse centinaia di migliaia di intervistati, dalla quale emerge un dato assai preoccupante: la percezione che i cittadini hanno di ciò che li circonda è fortemente discordante dai dati reali e l’Italia è largamente in testa alla classifica mondiale di questa “percezione ingannevole” (misperception), come riporta il seguente grafico tratto dalle pagine dell’istituto:

Tra gli esempi di percezione ingannevole in cui cadono i cittadini italiani Pagnoncelli ha citato la presenza degli stranieri, data al 30%  contro un dato reale di 8,3 %, quella dei musulmani, ritenuti il 20% della popolazione e invece solo il 3%, il numero di anziani sul totale della popolazione, creduti il 50% e invece il 22%, e – per restare fuori dai temi “politici” – la percentuale di cittadini affetti da diabete, stimati al 30% e invece solo il 5,4%.

Questo incredibile travisamento della realtà da parte dei cittadini, sostengono i relatori della ricerca, sarebbe proporzionale al livello di istruzione, alla prevalenza delle emozioni sulla razionalità e all’uso di mezzi di informazione che non favoriscono l’approfondimento – vale a dire all’uso prevalente della rete.

Per  valutazioni più precise dello studio rinvio al “microsito” che IPSOS gli ha dedicato (in inglese) o, meglio ancora, al libro The Perils of Perception, di Bobby Duffy, in cui vengono più estesamente riportati dati e ipotesi esplicative. Qui voglio invece fare una riflessione a partire dal dato generale, che è comunque molto, molto preoccupante.

Quello studio, globalmente preso, non fa altro che esprimere in forma oggettiva – oltre che senz’altro più precisa e corretta – un assai contestato giudizio che viene talvolta dato sulla maggioranza dei cittadini, altrimenti detta “popolo” o “paese reale”: che essa sia composta da individui fondamentalmente ignoranti. La ricerca dell’IPSOS, per essere precisi, non conferma quel giudizio: lo aggrava. Presi nella loro totalità, infatti, i cittadini italiani non mostrano tanto di essere ignoranti, quanto – per dirla con Platone – di non sapersi servire di quello che sanno: le loro conoscenze paiono essere raccogliticce, superficiali e disorganiche, nonché influenzate da impressioni emotive, cosicchè al momento di essere utilizzate finiscono per produrre misurazioni ampiamente scorrette del mondo reale.

In altre parole, i cittadini – del mondo, ma in modo eminente italiani – sono sì informati, anzi, lo sono abbastanza da non avere neppure la socratica consapevolezza della propria ignoranza; ma la loro informazione è di qualità così scadente che falliscono regolarmente (e di molto) nel riconoscere la realtà per quello che essa è. E, poiché il “saper di non sapere” è anche la conditio sine qua non per accettare il dialogo con chi la pensi in modo diverso, la maggioranza (oggi neanche più tanto) silenziosa, oltre che avere una percezione ingannevole del mondo in cui vive, è anche pronta a passare alla guerra verbale per difenderne la propria illusoria immagine.

“Chiacchiere da intellettuale” dirà infatti sia chi – senza darsi la pena né di leggere quello studio, né di trovare dati diversi a supporto – contesti la validità della ricerca dell’IPSOS, sia chi lamenti la distanza delle classi “colte” dal “paese” – come ha fatto ieri sull’Espresso Giovanni Orsina (peraltro anch’egli intellettuale) con un articolo di sorprendente fragilità teorica surrogata da un artificioso uso di cultura storica.

In realtà quel che abbiamo qui di fronte non sono affatto “chiacchiere”, bensì “dati”: il “popolo” percepisce un mondo che non c’è e su di esso costruisce desideri e affanni, produce gioie e paure, distingue amici e nemici, vota e legittima Governi. Non può stupire, allora, che di fronte a un Governo come quello in carica, che – tranne un paio di provvedimenti di non gran conto e/o dalla durata dubbia – non ha fin qui fatto altro che il gradasso con gli immigrati, cioé i soggetti più deboli sulla scena, quel “popolo” mostri un gradimento al 62%: la percezione ingannevole ha colpito ancora una volta.

Aldilà delle (amare) battute, resta il fatto che senza un intervento serio, energico e radicale su questo tema, non possiamo attenderci dal futuro nient’altro che tempi estremamente cupi: perché se la maggioranza è scollata dalla realtà, chi la rappresenta non può che esserlo altrettanto e, conseguentemente, i provvedimenti pubblici che deciderà avranno sulla realtà vera una presa nulla. Non solo: ben pochi se ne renderanno conto, se i più continueranno a travisare la realtà a dispetto dei dati.

Fino a quando qualcosa di grosso e inaggirabile non raddrizzi a tutti la vista. Ma, a quel punto, potrebbe essere troppo tardi…

 

Annunci
Contrassegnato da tag , ,

3 thoughts on “Percezione ingannevole e gradimento del Governo

  1. Renato Pilutti ha detto:

    Caro Neri,
    come sai anche per me l’argomento trattato nel tuo pezzo è molto stimolante. Nel mio piccolo combatto la battaglia per la verità (non assoluta), socraticamente, e chiedendo anche ai miei interlocutori di fare altrettanto.
    E’ difficilissimo, perché se incrocio un militante di partito, questi fa di tutto per svicolare da una riflessione critica rispetto ai propri convincimenti, o se dialogo con un cittadino qualsiasi (tipo quelli che Zingaretti per contrastare Calenda vorrebbe invitare a cena) trovo quasi sempre, veramente salvo rare eccezioni, una pigrizia sconvolgente.
    Ad esempio, anche per ragioni di lavoro mi capita di fare confronti sul numero e la gravità degli infortuni sul lavoro tra ciò che accadeva in Italia nei primi anni ’80 e i dati del 2017, che attestano un indubbio miglioramento, grazie ad una legislazione più ficcante (D.Lgs. 626/94 e D.Lgs.81/2008 soprattutto), ad una ortoprassi migliorata e a una cultura della sicurezza più consapevole: il cittadino qualsiasi non mi crede.
    Altrettanto se parlo del numero di omicidi del 1980 (2000 circa) e del numero di omicidi del 2017 (650 circa di cui circa un quarto di donne, percentuale pressoché analoga a quella del 1980): idem, il cittadino non mi crede, al che lo invito a visitare il sito dei Carabinieri.
    Altrettanto si può dire degli incidente stradali mortali e degli infortuni domestici.
    In ogni settore della vita la situazione è migliorata pur in presenza di quasi 5 milioni di abitanti in più rispetto a trenta anni fa.
    Non si crede. Per questo mi sembra che il punto critico da cui questa situazione nasce e si alimenta è la crisi del pensiero pensante, la crisi della riflessione logica e dell’argomentazione supportata dalla documentazione.
    La filosofia, cioè il centro culturale dei nostri comuni interessi, Neri, è e resta lo strumento culturale fondamentale per dare una mano a uscire dalla panie di questa ignoranza, che è “tecnica” (come spiegava Tommaso d’Aquino), ma anche moralmente colpevole, in molti.
    Facciamo quel che possiamo, buonanotte

    renato

  2. Giorgio Giacometti ha detto:

    Forse dello scollamento tra realtà e fantasie popolari sono responsabili gli intellettuali che non sono riusciti a diventare abbastanza “organici” (e non riescono più a esserlo). Allora la strada “illuministica” sarebbe quella di insistere nel cercare di “far ragionare” la gente, magari attrezzandosi con “dati” scientificamente validati (o diffondendo a macchia d’olio “pratiche filosofiche”….).
    Oppure questa è un’impresa disperata (e arrogante, da parte degli intellettuali) e bisogna allora ammettere che la grande malata è la democrazia, cioè l’idea (la scommessa) che, in generale, un popolo possa autogovernarsi “scientemente” (e non solo emotivamente). In questa ipotesi potrebbe tornare buono il discorso di Orsina, ma curvato in una direzione che forse Orsina non accetterebbe: la classe dirigente dovrebbe, platonicamente, accettare il gioco retorico (emozionale) e “ingannare” il popolo per il suo bene (mostrando, ad esempio, come pure avviene, immagini scioccanti di bambini morti durante la traversata del Mediterraneo, per indurre la gente ad accettare di accogliere i migranti, invece, restando nell’esempio, che tentare di dimostrare, “freddamente”, dati alla mano, che l’invasione paventata è solo un incubo infondato).
    Oppure, terza ipotesi, proprio perché “la gente”, per troppo tempo è stata (o si è sentita) presa in giro (come nella seconda ipotesi di soluzione), non si fida più della retorica dei politici e (come mostra la questione dei vaccini) comincia a dubitare anche del discorso scientifico (temendo che possa essere compromesso con il “mainstream” ideologico, copertura di interessi di questo o di quell’amico del giaguaro), allora questa stessa gente abbraccia il “salvinismo” semplificatore ed “esagera” (sbagliando) la portata di certi fenomeni, quanto più l’intellighenzia ha teso con evidente retorica “buonista” (in Italia: cattocomunista) a minimizzarli…
    Una buona cura (qui concordo con Orsina, per quel che mi sembra di capire del suo ragionamento) sarebbe allora, se quest’ultima fosse l’ipotesi corretta, da parte del politico che l’abbracciasse unire al discorso “etico” quello dell’utile (o dell’interesse), o, come anche si può dire, adottare un’etica meno kantiana e più aristotelica (o machiavellica). Perché non prendere sul serio, se ad esempio si propone di rappresentare gli italiani, il motto: “Prima gli Italiani”, cioè “prima coloro che rappresento e di cui devo fare gli interessi”? Una volta adottata pienamente e sinceramente questa prospettiva, fuori da ogni retorica destrorsa e sinistrorsa, il politico, se si sarà rivelato davvero sincero, potrà allora cercare di persuadere i suoi elettori (delusi dagli ideologi buonisti) come proprio per fare i nostri interessi (per una somma di ragioni da esplicitare) talvolta occorre compiere scelte non immediatamente attraenti, che si tratti di accogliere più migranti di quanto sembra desiderabile (da impiegare magari in lavori che gli italiani non sono più disponibili a svolgere), o di rimandare provvedimenti “popolari” per i quali mancano tuttavia sufficienti risorse, o, infine, incamerare risorse in eccesso per ridurre il debito pubblico.
    Tradizionalmente (pensiamo a Cavour, Bismarck, in misura minore personaggi più spiacevoli come Nixon, Rabin, Reagan, Sharon con l’operazione Kadima ecc.) sono politici di destra che riescono a fare politiche di sinistra (o, almeno, di centro, in ogni caso di pace) in modo da convincere i propri elettori che, rebus sic stantibus, sono le migliori possibili, senza apparire “retorici” come i loro rivali di sinistra che sembrano quasi sempre idealisticamente privilegiare i principi etici agli interessi materiali e, per questa ragione, vengono altrettanto spesso sonoramente bocciati sul piano elettorale.

  3. […] niente di tutto questo sarà compreso da un elettorato che ha il record del tasso di distorsione della realtà e che viene alimentato ogni giorno a odio per tutto ciò che non sia “italiano”: dalla […]

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: