Allarme razzismo? Sì, perché è nel Governo

In questi giorni sui media si è parlato spesso di allarme razzismo, mostrando il reiterarsi di aggressioni riconducibili alla discriminazione razziale. Certo la cosa “fa notizia” e, vista la cattiva abitudine dei media di enfatizzare tutto ciò che può far alzare le vendite, non c’è dubbio che abbia in parte ragione chi denuncia la presenza di qualche strumentalizzazione, come quella dello squallido tweet di Renzi qui riportato:

Che l’ex Presidente del Consiglio, non pago dei danni fatti in passato, stesse strumentalizzando è chiaro: non solo parlava prima di conoscere chi e perché avesse agito, ma usava un “selvaggiamente picchiata” che con il lancio di uova ben poco aveva a che fare.

Rimane tuttavia il fatto che gli episodi di aggressioni a immigrati o rom esistono eccome: questo articolo della fine di luglio ne censisce trenta (denunciati) in due mesi, cioé uno ogni due giorni dalla formazione del governo. Non pochi e non sottovalutabili. Sebbene, anche in questo caso, servirebbero dei dati per dichiarare apertamente che le cose siano davvero peggiorate e che non si tratti solo di un fenomeno già esistente al quale adesso si stia dando maggiore attenzione mediatica.

Personalmente ho non poche perplessità a parlare di un “allarme razzismo” scoppiato negli ultimi due mesi: per me l’allarme razzismo esiste da tempo e l’acuirsi del problema lo si vede non dall’incremento degli episodi, ci sia stato o meno, ma dal fatto che – diversamente dal passato – la cultura razzista si è fatta palese e trova un amplificatore nel Governo stesso. E su questo piano l’incremento c’è stato ed è stato forte.

Tutto è iniziato con lo slogan legnista “primagliitaliani”, semanticamente discriminatorio e xenofobo, sebbene non ancora razzista. E’ poi proseguito con affermazioni di Salvini quali la celebre “i rom italiani purtroppo ce li dobbiamo tenere”, per la quale il viceprimoministro ha una denuncia pendente per istigazione all’odio razziale. E’ andato quindi avanti con il trattamento cinico riservato ai migranti naufraghi nel canale di Sicilia (con aumento dei morti pur nella netta diminuzione degli arrivi). E ha trovato la consacrazione con le inquietanti dichiarazioni del Ministro della Famiglia Lorenzo Fontana del 3 Agosto.

E vediamole, queste dichiarazioni di Fontana.

I fatti degli ultimi giorni rendono sempre più chiaro come il razzismo sia diventato l’arma ideologica dei globalisti e dei suoi schiavi (alcuni giornalisti e commentatori mainstream, certi partiti) per puntare il dito contro il popolo italiano, accusarlo falsamente di ogni nefandezza, far sentire la maggioranza dei cittadini in colpa per il voto espresso e per l’intollerabile lontananza dalla retorica del pensiero unico.

A parte la difficoltà di capire chi e cosa siano “i globalisti” e perché giornalisti e partiti siano i suoi (sic!) “schiavi”, si evidenzia la presenza di un “popolo italiano” di cui, a rigore, fa parte anche chi non la pensi come il ministro (chi scrive, così come “i globalisti” e i “suoi schiavi”), visto che pur sempre di italiani si parla, e di un “pensiero unico” che però, curiosamente, non è né quello del “popolo italiano”, né quello del Governo, quindi tanto “unico” non può essere. Ma andiamo avanti.

Una sottile e pericolosa arma ideologica studiata per orientare le opinioni. Tutte le prime pagine dei giornali, montando il caso ad arte, hanno puntato il dito contro la preoccupante ondata di razzismo, per scoprire, in una tragica parodia, che non ce n’era neanche l’ombra.

Ora, le pagine dei giornali che puntavano il dito sull’ondata di razzismo proprio “tutte” non erano, visto che Il Giornale, Libero, Il Foglio e in buona parte anche Il Fatto Quotidiano in realtà erano invece impegnati a minimizzare il significato (quando non a negare il dato) degli attacchi ricevuti da stranieri; attacchi che come visto ci sono e che perciò non possono aver fatto “scoprire” che di razzismo “non ce n’era neanche l’ombra”, ma che, al contrario, debbono quanto meno far tenere alta la guardia. Per Fontana, invece

Se c’è quindi un razzismo, oggi, è in primis quello utilizzato dal circuito mainstream contro gli italiani.

Anche qui, cosa sia e come si individui questo “circuito mainstream” è difficile dirlo, ma è ancor più difficile capire come esso possa volgersi “contro gli italiani”, essendo un circuito composto proprio da italiani: che si tratti di un autodafé? Vediamo che ne pensa Fontana:

La ragione? Un popolo che non la pensa tutto alla stessa maniera e che è consapevole e cosciente della propria identità e della propria storia fa paura ai globalisti, perché non è strumentalizzabile.

Ora, in Italia il “popolo” (ammesso e non concesso che parlare di una tale entità abbia senso) non ha mai pensato tutto nella stessa maniera, lo dimostra la storica difficoltà di realizzare dei governi tenendo assieme i rappresentanti di idee spesso diversissime tra loro – una difficoltà che il Ministro Fontana dovrebbe conoscere bene visto che il suo governo detiene il record di tempo impiegato per formarsi in tutta la storia della Repubblica. Solo che se un popolo non la pensa tutto nella stessa maniera, come pare desiderare il Ministro, allora non può avere un’identità unica né interpretare la storia in un solo modo, cosa che contraddittoriamente sembra essere un altro suo desiderata. Il Ministro pare quindi molto, molto confuso.

Sarà forse questa la ragione per cui, a questo punto, egli manifesta tutta la sua anima razzista?

Abroghiamo la legge Mancino, che in questi anni strani si è trasformata in una sponda normativa usata dai globalisti per ammantare di antifascismo il loro razzismo anti-italiano.
I burattinai della retorica del pensiero unico se ne facciano una ragione: il loro grande inganno è stato svelato.

Dunque, prima Fontana propone di eliminare la legge che rende reato il razzismo, cosa che può fare solo chi non lo ritenga reato, ovvero sia razzista e ritenga giusto esserlo; poi parla di “razzismo anti-italiano”, di fatto avvalorando l’idea che l’essere italiani abbia qualcosa a che fare con la “razza” (chi critica gli italiani odia la “razza italiana”), una cosa mai sentita prima (forse neppure in epoca fascista) e che evidentemente alberga nella testa del nostro Ministro – ahinoi! – della Famiglia.

Idee – se le vogliamo chiamare così – di questo genere vanno di fatto a confermare tutti i peggiori timori contenuti nello slogan “primagliitaliani”, che da discriminatorio e xenofobo si fa qui razzista: gli italiani, per il Ministro della Famiglia, sono una razza e chi li critica è razzista. E – per lo slogan del suo partito – questa razza è über alles, viene prima delle altre, che esistono e vanno discriminate.

Solo che quel partito è al Governo, anche se in larga minoranza, e ha l’appoggio silenzioso del partito di maggioranza nel Paese; il Vicepresidente del Consiglio è il suo leader e il confuso estensore di quelle parole uno dei Ministri. Di fronte a tutto questo diventa inevitabile concludere che sì, un “allarme razzismo” c’è. Ed è anche piuttosto preoccupante.

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4 thoughts on “Allarme razzismo? Sì, perché è nel Governo

  1. Renato Pilutti ha detto:

    Caro Neri,

    la bestia razzista -la storia europea e non solo lo conferma- è sempre in agguato, famelica e sbavante, come di questi tempi. Per certe persone o gruppi a nulla sono valse le conferme e le evidenze scientifiche, antropologiche e logiche note da almeno un secolo e confermate dalle ricerche di gruppi di lavoro come quelli del prof. Renato Dulbecco etc., poiché la vulgata comunicativa prevale su di esse, in quanto banalizzante e semplificatoria. E comunque meno impegnativa.
    Siamo sempre al nostro discorso, Neri: la crisi, prima cognitiva e poi etica che viviamo, produce questi mostri, queste tremende derive ideologiche e politiche.
    Non riesco a immaginare un dialogo tra noi (tu, io, qualche altro collega di Phronesis o meno) e i politicanti razzisti presenti nel Governo della repubblica. Come potrebbe cavarsela Salvini, se il colloquio, poniamo pure in un talk show, fosse moderato da un conduttore onesto intellettualmente, poniamo pure un liberale intelligente come Nicola Porro?
    Non credo che ce la farebbe, onestamente.
    Ma il problema è che la comunicazione è a senso unico e che, mentre io ospito tremila visitatori alla settimana sul mio blog, dove tratto spesso questi temi, lui ha un seguito di follower nei social che usa, a dir poco impressionante. Da un punto di vista quantitativo quindi, anche considerando il livello intellettuale dei miei e dei tuoi lettori come superiore ai suoi, non ce la potremmo mai fare a competere.
    Che fare dunque? Continuare così, come fai tu e faccio anch’io. Recentemente ho anche scritto una lettera al Pres Mattarella, con alcuni consigli lessicali di cui -constato- ha tenuto conto, contenuti che poi ho diversamente inviato anche al Pres Conte e al compagno Martina.
    Teniamo duro, Neri, un abbraccio

    renato

  2. Giorgio Giacometti ha detto:

    Il nostro amico Marco Gaiani in un suo post su facebook mette in guardia dal concentrare la propria attenzione sul razzismo serpeggiante in Italia con questa parole: “non sto dicendo che il becero razzismo non vada contrastato. È un tema di principio, ed i principi vanno sempre difesi.Ma credo che una efficace azione politica dovrebbe mirare a introdurre un cuneo tra i partiti di questo orrido governo ed il loro elettorato, se vogliamo farli cadere.”
    Condivido questa preoccupazione: la maggioranza silenziosa di cui parli, Neri, esiste davvero e sostiene questa deriva. Ma il problema, che abbiamo già evidenziato in altra conversazione, è che questa maggioranza, che chiude gli occhi davanti al razzismo (senza essere necessariamente razzista), non è solo “manipolata” abilmente dal leader politico di turno, ma ha un interesse obiettivo non al razzismo in quanto tale, ma a mettere in quarantena certi valori fondamentali e fondanti, perché non ha alcun interesse a una (im)migrazione che sembra sfuggire al controllo e che potrebbe mettere in discussione il suo stile di vita. Per difendersi da tale immigrazione, percepita come invasione, anche a scontare le esagerazioni ideologiche su questa percezione, non potendo esplicitamente plaudere aile decine, forse centinaia di migliaia di morti, tra cui done e bambini, affogati nel “Mare Nostrum”, siamo costretti (dico siamo perché, comunque la pensiamo, credo che sociologicamente ed economicamente l’ultimo di noi, il più proletario, appartiene strutturalmente a questa maggioranza e ne condivide l’interesse materiale) a rappresentarci l’altro come “giustamente” respinto o perché “negro” (ecco il razzismo) o perché migrante “soltanto” economico e non politico (come se non avessimo altrettanta e più responsabilità per le condizioni economiche del Sud del mondo, rispetto a certe particolari situazioni politiche) – ennesima distinzione ipocrita e ingiustificata -, o in qualsiasi altra maniera creativa che sia funzionale alla nostra autotutela. Non ho soluzione davanti a quest’antinomia, di cui non mi compiaccio, che è stata sottolineata da Cacciari e che mi sembra tragica.

    • Neri Pollastri ha detto:

      Avevo letto il post di Marco e anche l’articolo lakoffiano che lo accompagnava. Non è che non condivida la sua posizione, è che mi sembra monca: se non ci impegnamo in una ricostruzione dell’universo simbolico, la risposta strategica che daremo sarà sempre debole e comunque già inquinata dall’altrui pensiero.
      MI spiego.
      In primo luogo Marco (ma non solo lui, ho avuto contestazioni simili) riguarda l’aspetto cratico della politica, non quello etico, che lo precede (o prendiamo il potere per affermare dei valori e delle prospettive, oppure lo prendiamo solo per prenderlo, e finiremo come gli altri); in secondo luogo (ammesso che la componente etica sia presente, come lascerebbe pensare la premessa di Marco che anche tu hai riportato), o insieme ai cunei “concreti” inseriamo anche cunei “di principio”, oppure i nostri cunei avranno le punte schiacciate e faticheranno a incunearsi.

      Tagliandola con l’accetta, oggi il razzismo cresce perché la situazione economica non è (né potrà mai più essere) quella che noi italiani ci prospettavamo in un passato più o meno recente; ciò ha prodotto sia un arretramento delle nostre prospettive (ma non ancora dei nostri stili di vita), sia l’arrivo di un numero anche secondo me incongruo di immigrati.
      La risposta “stiano a casa loro” (da cui segue spesso “quei trogloditi”) non è una risposta, prima perché non funzionerà, secondo perché aprirà conflitti anche bellici, terzo perché (in tempi più o meno brevi) si rivolgerà contro la popolazione che l’ha data. Non è solo una questione di “principi”, anche perché l’etica non è roba da “radical chic” bensì un rpincipio di regolazione dei rapporti: se la violi, ne pagherai le conseguenze.
      Solo che anche la risposta “quant’è bella la società multietnica”, “sono un’opportunità”, “pagheranno le nostre pensioni”, ecc. non è una risposta. E non lo è proprio perché la struttura economica del mondo non è più quella di cinquanta, o anche venti anni fa. Chi ha votato l’attuale governo ha capito che la seconda non è una risposta, sebbene non abbia capito bene perché; se vogliamo recuperare quell’elettorato dovremmo spiegare perché non è una risposta nemmeno la prima. Solo che non è né facile, né apre prospettive accattivanti (almeno non in prima approssimazione), ma soprattutto non è gradita neppure a chi dovrebbe spiegarla: quanti di noi vedono con piacere una diminuzione del loro potere d’acquisto per favorire lo sviluppo dei paesi di provenienza degli immigrati?
      Il problema, Giorgio, è proprio la “nostra autotutela”: finché continueremo ad autotutelarci non ne verremo fuori. E, sull’autotutela, vinceranno sempre i sostenitori delle posizioni più retrive e violente. Sto partendo alla volta di Serbia e Bosnia, viaggio di conoscenza a contatto con reduci dalla guerra, e ho letto molto sul tema: là l’autotutela economica ha prodotto migliaia di morti tra civili inermi, certo favorita da una cultura, ma al centro c’erano sempre e solo interessi economici di parte. La mia preoccupazione è che, a forza di non insistere su certi temi perché impopolari, si finisca come laggiù.

  3. Giorgio Giacometti ha detto:

    Come già scritto, non ho soluzioni, e non mi sembra che neppure tu ne abbia… Forse il “filosofo” dovrebbe testimoniare quelli che invochi come principi e valori nella consapevolezza che per un tempo indeterminato resterà in minoranza (rinunciando al “kràtos” e abbandonando la “demo-crazia”, che qui mostra il suo limite, a un “démos” irragionevolmente autolesionista). C’è da chiedersi se quest’altissima politica che ha fatto assumere a uno la cicuta e ne ha crocifisso un altro sia “politica” nel senso comune della parola, anche se, effettivamente, effetti politici (anche molto diversi da quelli auspicati dai rispettivi “martiri”), ne ha avuto, a qualche distanza… Bon voyage

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