La “postideologia”, o l’abolizione della consapevolezza

Nella prima dichiarazione dopo il voto, il candidato alla Presidenza del Consiglio dei Cinquestelle, Luigi Di Maio, ha sostenuto che il pronunciamento elettorale che ha assegnato la vittoria al suo movimento sia “postideologico, oltre la destra e la sinistra”, perché “riguarda temi, non ideologie”.

Sul fatto che il voto ai Cinquestelle sia oltre la destra e la sinistra ho forti e fondate perplessità, che non esprimerò adesso; non dubito invece che esso sia “postideologico”, anche se temo che non molti abbiano capito cosa significa e quanto ciò sia grave.

Al lemma “ideologia” l’enciclopedia Treccani online riporta la seguente definizione:

Il complesso di credenze, opinioni, rappresentazioni, valori che orientano un determinato gruppo sociale.

Ora, se si fa eccezione per il reiterato leitmotiv dell’onestà, il M5S non ha esplicitato – né in questa campagna elettorale, né in passato – le “credenze, opinioni, rappresentazioni, valori” che lo “orientano” e – soprattutto – si è sempre ben guardato dal presentarle come un “complesso”, ovvero come ciò che sarebbe stato a un tempo il suo profilo identitario e il modello di cultura politica e sociale sul quale fondare la propria idea di società da realizzare e le promesse che rivolgeva agli elettori. Ha quindi ragione Di Maio: il M5S e il voto per esso espresso sono “postideologici”, perché quel movimento e – presumibilmente – i suoi elettori un’idea di società non ce l’hanno, così come non hanno una cultura sociale e politica. Almeno, non in modo esplicito.

Che importa, si dirà, visto che comunque il M5S si occupa di temi quali “la povertà, i tagli agli sprechi, l’immigrazione e la sicurezza, il lavoro, le tasse e lo sviluppo economico delle imprese”? È questo, e non altro, che interessa agli elettori.

Già, ma la domanda che qui si impone è: come può quel movimento occuparsi di tali “temi” in assenza di una ideologia che lo “orienti” rispetto ad essi? Perché – mi limito a uno solo, ma lo stesso vale per tutti i temi – l’immigrazione si può affrontare per esempio accogliendo senza riserve tutti coloro che arrivano ed evitando i naufragi attivando a spese dello Stato linee aeree gratuite per chiunque voglia venire, oppure sparando sui barconi, oppure ancora inviando ai migranti a dominicilio valanghe di beni e denaro affinché rimangano dove sono: quale tra queste (o altre) strategie attuare dipende dall’ideologia che si adotta, appunto da quell’ideologia che il M5S dice di non avere.

In effetti, seguendo la definizione della Treccani, senza un’ideologia si rimane semplicemente “disorientati”. Ora, è vero che i Cinquestelle non sembrano sempre orientatissimi (per esempio, sul tema dell’immigrazione sembrano piuttosto imprecisi e in economia hanno spesso parlato conteporaneamente di decrescita e rilancio dei consumi, due cose in contraddizione), ma sui “temi” indicati da Di Maio delle direzioni sembrano averle, le hanno anche scritte sui loro programmi. E se le hanno, allora non possono che avere anche un’ideologia che li orienti. In cosa consiste allora il loro carattere “postideologico”?

Semplicemente in questo: che la loro ideologia non l’hanno né elaborata, né esplicitata, né quindi condivisa. Forse non sanno neppure di averla.

La loro postideologia consiste nella rimozione della consapevolezza di avere un’ideologia che li orienta. Che, alla fine della fiera, significa di fatto una cosa sola: l’assunzione di un’ideologia qualunquista, basata sull’interesse crasso e immediato, di pancia, non strutturato da una riflessione consapevole, da una rielaborazione continua e condivisa. Un’ideologia, oltretutto, dalla vista corta (potrebbe essere altrimenti, essendo inconsapevole?), incapace di pensare i “temi” che affonta su tempi lunghi e spazi larghi.

Bene, questa “postideologia” è quanto ha appena prevalso come “nuovo orizzonte” nel nostro Paese. È ignoranza e cecità, superficialità e inconsapevolezza. È pericolosa non meno della boria autoritaria della “vecchia politica”. Anche ad essa è necessario, con urgenza ed energia, reagire, resistere, rispondere con altre, nuove, ricche, creative proposte.

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17 thoughts on “La “postideologia”, o l’abolizione della consapevolezza

  1. Renato Pilutti ha detto:

    Sai Neri, i 5 Stelle e la Lega, avendo vinto, ora suggeriscono alle persone pensierose di una sinistra non salottiera, una riflessione su due versanti, come ho scritto ieri nel mio blog: a) la possibilità/ necessità di riprendere un discorso di sinistra pragmatica, socialista-democratica, che riesca a parlare anche con l’elettorato popolar/ populista, senza la puzza sotto il naso à la Nanni Moretti; b) il richiamo a un’analisi socio-antropologica del meriidionalismo, del piemontesismo, e perfino del lombardo-veneto e del Granducato di Toscana, ricordandoci sia di papa Pio IX, sia di Achille Lauro, che è il prodromo di Di Maio, così come un certo tipo di mafia e di brigantaggio ottocentesco. L’Italia profonda è anche queste cose, non solo la globalizzazione etc..

  2. Luigi ha detto:

    Perfettamente d’accordo, caro Neri. Viviamo un’epoca in cui ogni ideologia dev’essere assolutamente espulsa da qualsiasi atto o pensiero (ma possono davvero compiutamente esprimersi pensieri senza ideologie?), tacciata di presunzione e preoconcetto, anziché accolta quale treccanico orientamento. Tuttavia – ahimé – mi pare che questo carattere postideologico (inconsapevole o ricercato che sia) non faccia parte soltanto dei Cinquestelle, ma della rappresentanza politica tutta, disorientata, qualunquista e arraffona (ie. pronta, alla bisogna, ad afferrare/affrontgare idee un po’ a caso). Con l’esclusione, forse, della Lega. Ahimé.

  3. Giorgio Giacometti ha detto:

    Se, tuttavia, consideriamo “ideologia”, nel senso usuale del termine, mutuato da Marx, non soltanto un complesso di credenze e valori che orientano un gruppo sociale (che qualsiasi gruppo sociale, in quanto tale, come giustamente scrivi, deve avere), ma qualcosa che “lungi dal costituire scienza, ha la funzione di esprimere e giustificare interessi particolari, per lo più delle classi proprietarie ed egemoni sotto l’apparenza di perseguire l’interesse generale o di aderire a un preteso corso naturale” (cfr. sempre l’enciclopedia Treccani on line), cioè, in sintesi, un insieme dogmi astratti funzionali a coprire interessi piuttosto che a cogliere la reattà delle cose, ci avviciniamo a quello che molti oggi intendono, compiacendosene (forse a buon mercato), per “fine delle ideologie”.
    Ad esempio, i casi che evochi di chi sostenesse che si debba accogliere tutti i migranti sempre e di chi, viceversa, sostenesse che si debba respingerli tutti sempre, esprimerebbero, in questo senso, un atteggiamento ideologico, cioè preconcetto, dettato da una visione astratta e unilaterale, che non fa in conti con la necessaria discriminazione, caso per caso.
    Questa discriminazione caso per caso (tra l’altro imputata spesso come “gesuitica” al papa, quando p.e. non chiarisce se si debba dare o no la comunione ai divorziati risposati, dai conservatori che vorrebbero difendere le tradizionali “regole chiare” in un’istituzione come la Chiesa) non deriva, come direbbe un nostro amico, da una forma di “doroteismo”, di inclinazione al compromesso per amore del compromesso, ma dalla ferrea necessità logica di mediare da principi e valori spesso “opposti” (cosa che un’ideologia granitica non può tollerare), ma che non possiamo non fare nostri: ciò che i giudici conoscono bene quando, nell’emettere sentenze, devono, come si dice, “contemperare interessi” tutti legittimi.
    Ora gli amici pentastellati sono così sottilmente postideologici? Tutto suggerirebbe il contrario. In effetti, e qui convengo con te, loro, almeno inizialmente, un’ideologia, nel senso peggiore del termine, ce l’avevano, ed era quella del duo Grillo-Casaleggio (nutrita del mito della Rete, della democrazia diretta, dell’intrinseca bontà del popolo vs la corruzione della sola classe politica ecc.).
    Per fortuna non sono i pluralisti, gli amanti della mediazione (scarsi perché vituperati come “democristiani”), ma è la realtà stessa a costringere i duri e puri o pretesi tali a fare i conti con la necessità delle convergenze (e del resto questa è la ragione per la quale Spinoza amava la “moltitudo”, checché ne abbia teorizzato riduttivamente Toni Negri: più teste ragionano meglio di una, più prospettive afferrano meglio l’obiettivo di una sola).

    • Neri Pollastri ha detto:

      Mi pare che alla fine si sia d’accordo, per cui mi limito ad alcune precisazioni.
      Il distinguo che fai è giusto, ma non direi che il senso mutuato da Marx sia quello “usuale” – né potrebbe, perché fa già uso dell’altro, lo presuppone. Me lo conferma, per esempio, il fatto che un paio di giorni fa ho sentito Nadia Urbinati parlare di ideologia esattamente nel senso che ho usato io, che è poi il primo e generico uso della Treccani: quello marxiano, assieme ad altri, è posto come una sua variante, un uso specifico. E, in quanto tale, richiede che si assuma (almeno parte de) l’ideologia marxista: ecco perché il suo uso era molto più diffuso negli anni Settanta che non oggi, ove è rimasto solo come venatura valutativa ereditata da allora.
      Ora, i Cinquestelle fanno leva proprio su quella venatura; ma per giustificarlo (cosa che non fanno mai, appellandosi alla presunta e impossibile “deideologizzazione”) dovrebbero mostrare di aver assunto parte del marxismo, cioè proprio una delle “ideologie” che dichiarano di aver superato… insomma, senza nemmeno accorgersene stanno usando ciò che negano! Ma la cosa non sorprende: visto che per principio non si curano della loro ideologia, è fatale che la producano piena di buche e contraddizioni.
      Contesto un po’ più fortemente la tua assimilazione ideologia-“duropurezza”: le ideologie possono essere dure e pure, certo, e lo sono talvolta state, ma non c’è nessuna necessità: servono a “orientare l’azione”, non a determinarla. E oggi, francamente, di ideologie dure e pure ne vedo solo due: quella degli estremisti islamici e… quella dei cinquestelle!

  4. Giorgio Giacometti ha detto:

    Sono d’accordo con questa analisi dell’autocontraddizione dei Cinquestelle.
    Continuo a pensare che con “crisi delle ideologie” si intenda crisi non, genericamente, di “sistemi di pensiero orientativi”, ma di quel genere di sistemi di pensiero orientativi che, storicamente, si sono mostrati piuttosto dogmatici e, perciò, tanto astrattamente, quanto vanamente “duri e puri”, come, effettivamente e paradossalmente, è stato considerato lo stesso marxismo militante (che ha finito, per ironia della sorte, per essere giudicato un’ideologia, nel senso di una mistificazione, dopo avere denunciato come ideologia, sempre nel senso di mistificazione, il pensiero borghese). E’ solo sotto questo stretto profilo (cioè nell’accezione marxista di ideologia e, se vuoi, rispetto alla “venatura” marxista rimasta appiccicata all’accezione comune di ideologia) che ho criticato la “duropurezza” (a parole) dei Cinquestelle, vittime di un’ideologia (nel senso di una visione dogmatica e mistificante) di cui, come giustamente rilevi, non sembrano affatto consapevoli.
    Se si aderisce, invece, a un’ideologia nel senso comune, quello che intendevi tu, cioè a una visione del mondo necessariamente presupposta dal proprio agire, certo, si può senz’altro essere morbidi e coccolosi, pieni di curve e angoli smussati…

  5. Davide Ubizzo ha detto:

    Ciao Neri, il 9 marzo il Financial Times ha dedicato un articolo a Di Maio in cui scrive che i 5S sono un partito nato come movimento di protesta su internet, prosegue scrivendo che giovani , poveri e italiani del sud hanno scelto Di Maio per le sue prese di posizione sul contrasto alla corruzione, alle politiche di austerity UE e perché offre risposte ai diseredati, agli oppressi. Riguardo a Di Maio scrive che quando aderì ai 5S lo fece sul programma per l’acqua pubblica e divenne un campione dei diritti umani, e incarna il passaggio da partito d’opposizione rabbiosa a partito di governo. L’articolo ne sottlinea anche le ombre, il fatto che non siano un partito ordinario, gli ammiccamenti a Putin, le opinioni sui vaccini e sui migranti. L’articolo si chiude con una affermazione perentoria: Di Maio potrebbe essere l’ultimo politico (in ordine di tempo) a fare promesse irrealistiche ad una generazione e a una popolazione che dispera del cambiamento. Infine le parole di Di Maio stesso:” We opened a breach in the old way of doing politics and statehood, and we are not going back,” Abbiamo aperto una breccia nel vecchio modo di fare politica e non torneremo indietro.
    Io penso che proprio inquadrando il movimento 5S nelle categorie usuali si faccia l’errore di non comprenderne la natura che invece secondo me ha una precisa ideologia, solo che è la parola ideologia che non funziona più. Fin dalla nascita i 5S (il significato delle 5 stelle) intendono perseguire alcuni obiettivi: che l’acqua resti in mano pubblica, il rispetto dell’ambiente, la connettività gratuita, il cambio dell’economia a lungo termine rivolto alla decrescita e l’uso delle energie rinnovabili come alternativa. Un programma “di sinistra” innovativo e progressista (altro che Occhetto). Solo che manca l’ideologia marxista, il concetto di proletariato e di lotta di classe. Hanno un programma e degli obiettivi. Per questo si dicono post ideologici, perché la parola ideologia, come direbbe Wittgenstein, sottende un gioco linguistico ottocentesco e novecentesco, è come il dio è morto di Nietzsche, che indica la fine di un concetto, di un’idea, di una visone del mondo. Una parola ed un concetto incapaci di rappresentare ed interpretare la realtà odierna, di fatto inutilizzabile. Un partito oggi punta su un programma piuttosto che sull’ideologia e questo vale ancor più per i 5S, che puntano sul pragmatismo piuttosto che sull’idealismo. L’ideologia non è categoria logica ma socio economica, che fa riferimento a classi sociali, che oggi sono indistinte e nell’800 erano molto diverse, (dove sono oggi gli operai e i borghesi?) è un concetto storico, cioè riferito a determinate condizioni sociali e alla consapevolezza di essere “classe sociale”. Notevole poi a mio avviso la forza e l’appeal elettorale del carattere di rottura con il vecchio sistema politico italiano, ci sono diverse sfaccettature nei 5S,ed è tutta da dimostrare la loro capacità di governo e di realizzare il programma, però insomma l’analisi dei 5S dall’ottica ideologica è la peggior analisi politica che si possa fare.

    • Neri Pollastri ha detto:

      Caro Davide, credevo di essere stato chiaro indicando da una enciclopedia il significato di “ideologia”. E in quel senso – che poi come detto nella discussione con Giorgio è quello primario, perché gli altri lo presuppongono – è una categoria logica, non socio economica. E le classi dipendono da quale ideologia adotti, secondo alcune ideologie possibili neppure esistono. Del resto, io non sono MAI stato né marxista, né liberista, quindi da questo punto di vista ero postideologico fin dal 1977, così come lo era nel 1995 il partito che allora fondai, né liberista, né marxista. Solo che non si dichiarava tale, perché un’ideologia l’aveva, così come ce l’ha il M5S.
      Cosa poi richiami alla mente di questo o quello interessa fino a un certo punto. E la storia che le parole non funzionano più è la forma pentastellata per esprimere il concetto che Trump chiama “altra informazione”, Berlusconi “sono stato frainteso” e il senso comune “pescare nel torbido”. Che le parole cambino significato con il tempo lo sa chiunque abbia un minimo di cultura: bene, che si specifichi il senso che si da loro, invece di continuare a evitarne l’uso perché ci crea problemi.
      Come dici anche tu, il M5S ha una precisa ideologia. Bene, che la dichiari. La mia domanda è: perché non lo fa e si rifugia nella “postideologia”? L’ipotesi di risposta è duplice: perché non l’ha mai messa a punto (fa parte della stessa ideologia un pressapochismo populista) e dichiarandola ne mostrerebbe l’inconsistenza; perché fatalmente si frantumerebbe, com’è normale e giusto che sia, perché non possono esistere movimenti egemoni monolitici.
      Dal mio punto di vista, l’ideologia del M5S non costituisce IN ALCUN MODO una “rottura con il vecchio sistema politico italiano”. Il problema di quel sistema, infatti, non erano né il carrierismo, né il malcostume, bensì la progressiva scomparsa della politica, (intesa come costruzione e proposizione di idee possibili e attuabili di società, attorno ai quali aggregare i cittadini) a favore dell’appiattimento sulla gestione dell’esistente. Più concretamente: i “partiti leggeri” e la paura di perdere voti proponendo modelli sociali da realizzare nel tempo e con reali cambiamenti, avevano tolto di mezzo le proposte politiche e quindi anche il ruolo del politico (che si reca sul territorio, organizza incontri, si confronta con i cittadini, assume referenti e studiosi, studia a sua volta, porta tutto questo in quanto delegato all’interno dell’assise dei delegati e porta avanti un’idea di società), lasciando spazio solo alla gestione di un esistente immutabile, definito da un pensiero “unico”. Ma per la gestione non servono i politici, bastano i tecnici, come dimostra il caso del Belgio, gestito ottimamente per anni in vacanza di un governo politico.
      I Cinquestelle SUGELLANO QUESTA DERIVA DELLA VECCHIA POLITICA: come dice Di Maio, si occupano “dei temi”, senza preoccuparsi di leggerli dentro un’idea di società, ovvero li gestiscono. In modo emergenziale – letteralmente, via via che emergono – senza una intelligenza creativa e anticipatrice, che è il ruolo della politica. Infatti, la loro risposta ai primi problemi emergeti è: li finanzieremo tagliando i costi della politica, cosa che di fatto significa abolirla! Perché se tagli i rimborsi spese ai politici non tagli solo gli sprechi, ma anche la possibilità che loro si occupino del territorio e di ricerca istituzionale (questo lo so per diretta esperienza, Davide, perché queste cose le ho fatte, a differenza di tanti pentastellati, e so quanto costa fare politica). Coerentemente, visto che pensano che non serva…
      Da questo punto di vista, nonostante le pesantissime critiche che ho rivolto alla vecchia politica, non posso far a meno di dire che questa nuova è per me assai peggiore, sia o non sia onesta (tema che, francamente, non mi appassiona): qui siamo alla rottamazione della politica, all’accettazione dello stato delle cose e alla gestione dei “fastidi” che al suo interno si presentino. “Cambiare” non è previsto dal programma, è impensabile.
      Non mi sorprende, è la logica conseguenza di un’ideologia non curata perché, come scrivevo, vissuta in piena inconsapevolezza. Il trionfo della superficialità e dell’ignoranza. Spiace dirlo, ma è così.
      Quanto ai programmi che elenchi, Davide, guarda che non mi sveglio adesso: il consulente ambientale di Grillo io l’ho conosciuto a un seminario nel 1996, era una gran mente, per cui quando Grillo ha iniziato a parlare di decrescita mi sono allertato con interesse. Ebbene, quel consulente non c’è più, né c’è più la decrescita, sia perché non se ne parla, sia perché – come mi disse cinque anni fa con commovente e inquietante ingenuità un attivista grillino forse oggi anche parlamentare – anche quando se ne parlava si teneva assieme decrescita e rilancio dell’economia, come dire dimagrire e mangiare come un porco… E anche qui non mi stupisco, perché se non curi la tua ideologia puoi dire tutto e il suo contrario, magari sugellandolo con la retorica, piena di appeal, che “uno vale uno”, anche quando “uno” non si da la pena di verificare quel che sta dicendo…

  6. Davide Ubizzo ha detto:

    Non so se sei stato chiaro o meno ma non è evidente affatto dalla Treccani che il significato di ideologia sia logico, perché parla di credenze, opinioni, rappresentazioni, valori che orientano un determinato gruppo sociale, cioè valori che oggi sono di natura socio economica. E se fanno riferimento a classi sociali, sono di conseguenza validi in un determinato contesto storico; questo tanto più nel marxismo che li inquadra nel materialismo e quindi li ancóra alla categoria economica. Forse tu parli di mancanza di ideali?
    Ideologia del resto si può intendere anche come “il complesso delle idee e delle mentalità proprie di una società o di un gruppo sociale in un determinato periodo storico”, definizione del dizionario Google che lo dice meglio.
    Che le parole che non funzionano più non lo inventa Trump ma quantomeno Nietzsche, o Rorty ovvero dall’800 a oggi ciò indica che l’orizzonte di significato del linguaggio cambia a seconda del contesto e del periodo storico, o per dirla analiticamente cogliendo l’importanza del fattore linguistico e dimostrando che la tradizione può essere ridiscussa in presenza di una nuova chiave di lettura.
    A me pare che sia sufficientemente esplicita l’ideologia dei 5S, anche secondo la lettura che tu vorresti se ne facesse, ovvero con lenti ideologiche novecentesche, un programma “di sinistra” innovativo e progressista, forse non hai letto con attenzione, la post-ideologia è l’ideologia dei 5S ed è in rottura con lo schema destra – sinistra, per questo è eversiva e di protesta, cose che secondo la vecchia logica la rende ancora di più di sinistra, ( evidente dall’avversione berluscon/renziana verso i 5S su cui hanno vanamente concentrato tutta la campagna elettorale) come dimostrano del resto i dati sull’elettorato, spostatosi dal PD ai 5S e il conseguente fallimento di PD e LEU.
    E se il problema del vecchio sistema era dovuto, come scrivi, alla progressiva scomparsa della politica verso cui aggregare i cittadini il metodo grillino appare più come un recupero di partecipazione e attivismo, questione riconosciuta da altri, che hanno visto i 5S come un contenitore di rabbia che avrebbe potuto esplodere in altro modo, partecipazione e attivismo che la sinistra si sogna. Io, che non ho fondato partiti ma ho organizzato manifestazioni, incontri, eventi a livello cittadino e lavorativo, so bene che tutto costa, e quindi anche la politica, ma soprattutto so che ciò che è più difficile da costruire è la partecipazione, la cittadinanza.
    E questa ideologia 5S, da quel che capisco io, non vuole proporre modelli sociali, idee di società cui adeguare l’operato politico ma piuttosto pragmaticamente plasmare un’azione politica sui principi di eguaglianza, ambientalismo e partecipazione. Lo faranno? Bho! Quanto al politico che si reca sul territorio, organizza incontri, si confronta con i cittadini mi pare che lo facciano ormai solo la Lega e i 5S. E sull’antipolitica dei 5S sinceramente non vedo come accordarsi, è sufficiente il dato della partecipazione al voto in calo di soli 2 punti percentuali rispetto a 5 anni fa. Quanto al tuo dire che il voto dei 5S sia frutto di superficialità e ignoranza non capisco come tu possa far seguire queste affermazioni dal post ideologismo dei 5S, cioè manca proprio la consecutio, la consequenzialità logica, dato che abbiamo convenuto che un’ideologia ce l’hanno, dichiarata o meno.
    Non so cosa pensasse il consulente ambientale di Grillo nel ’96, il M5S è nato mi pare nel 2009, so che personalmente ho partecipato, per un breve periodo, ai primi meet up nel 2005, peraltro sistema mediato pare dai democratici USA, e ho quindi sperimentato forme di partecipazione su tematiche specifiche che allora per i partiti politici erano fantascienza, anzi tuttora lo sono.
    Io ritengo invece che il banco di prova grillino ( se avranno occasione di governare) sarà più prosaicamente l’Europa e il bilancio dello Stato, dando per scontato che queste due questioni contengono una molteplicità di spunti politici tutti da approfondire.

  7. Neri Pollastri ha detto:

    Caro Davide, ideologia è una categoria logica perché non “parla di” ma “menziona in forma astratta” credenze, opinioni, rappresentazioni e valori, e stabilisce una relazione, sempre astratta, tra esse e le azioni. E’ un funtore. Se proprio vogliamo andare a cercare il pelo nell’uovo, forse si potrebbe dire che è psicologica, in senso molto “folk”, ma non sociologica. Lo sarebbe se dicesse “data l’ideologia x, si verificano le azioni y su piano sociale/politico”, ovvero se fosse riempita di contenuti.

    No, io non parlo di mancanza di ideali, parlo di quel che la Treccani riporta come definizione – che poi è il presupposto per le interpretazioni “speciali” date nel corso della storia, come quella marxiana.
    La definizione di google (che non capisco in cosa direbbe meglio, anzi, mi sembra monca di una parte importante) non cambia le cose: nel periodo storico attuale il gruppo sociale “Cinquestelle” (o “cittadini”, se preferisci) ha o non ha un complesso di idee o mentalità? Se non ce l’ha, mi preoccupo; se ce l’ha, per la definizione Google ha un’ideologia – che è quel che invece nega di avere…

    Per la distnzione destra/sinistra vale poi la stessa cosa: è una categoria logica, che non funziona più non perché “è superata”, ma perché è stata svuotata di contenuti e riempita di appartenenza. In questo modo chiunque non si identifica più con i gruppi politici di riferimento si ritrova libero di dare al corno categoriale il contenuto che crede meglio. Ne siamo esempio io e te: tu dici che usando quelle categorie il M5S sia di sinistra, io invece che sia di destra. Non è che le categorie siano obsolete e vadano accantonate, piuttosto sarebbe importante tornare a dar loro un significato trasparente. Per me se ne potrebbe anche fare a meno, se non fosse che – come dimostriamo ancora una volta io e te – tutto al contrario di quel che viene detto FUNZIONANO ANCORA: tu non accetti che altri dicessero che il M5S è di destra e dici “con le vecchie categorie sarebbe di sinistra”, io non accetto che i suoi contenuti siano definiti di sinistra. Il M5S risolve il problema dicendo che sono categorie obsolete, mentre è chiaro che non lo sono, sono solo confuse, e lo fa PER OPPORTUNISMO, per non complicarsi la vita a dare spiegazioni a tutti quelli che vadano a lui da ds o sx.

    Perché poi ritenga il M5S di destra lo dirò più chiaramente in altro post. Posso solo dirti che la mia esperienza politica mi ha insegnato come ci sia sempre stata molta, molta destra anche nei partiti di ultra sinistra, travestita grazie al fatto di essere “gli ultimi”, ma in realtà posta in quella zona dell’emisfero solo per questo (perché da “ultimo” aveva da guadagnarne personalmente) e pronta ad andarsene nel momento in cui non lo fosse più. Si spiega così l’ascesa della Lega, vent’anni fa. Per il M5S la cosa è un po’ più complessa, ma non troppo diversa.

    Un’ultima nota sull’abolizione della politica. Non credo tu abbia capito quel che ho scritto, se mi rispondi in termini di partecipazione, ma hai ragione, non ero stato sufficientemente esteso (né lo sarò adesso, scriverò meglio in futuro). Comunque, non credo che la politica si riduca alla partecipazione, altrimenti il massimo della politica in Europa si sarebbe avuta all’epoca del nazifascismo. Io distinguo “politica” come elaborazione di modelli di convivenza civile dettagliatamente strutturati, da attuare, lasciandoli sempre un work in progress, nella società, e “gestione” come fronteggiamento e assolvimento dei problemi economico sociali, fatta a partire da un modello di convivenza sociale (un modello “politico”) già dato. Il M5S abolisce la prima perché (coerentemente con l’idea postideologica) non si dà pena di proporre nuovi modelli, ritiene sia superfluo, basta risolvere i problemi. Questo sembra neutrale, ma non lo è perché implica l’accettazione del modello attuale. Diciamo che lo considera implicitamente il miglior modello possibile. Mi dirai che nei programmi ci sono provvedimenti per migliorare le condizioni delle classi meno abbienti: ammettiamolo, ma sono aggiustamenti, li faceva pure la DC, anzi, li faceva anche il fascismo (non è prerogativa esclusiva della sinistra occuparsi delle classi meno abbienti, questo è uno dei punti su cui nella categorizzazione dx/sn non c’è trasparenza), non cambiamenti strutturali. Questo conservatorismo forse neppure consapevole è la radice del loro essere di destra, anche se la cosa non si riduce a questo.

  8. Giorgio Giacometti ha detto:

    Non attacchiamoci alle parole. Parliamo del significato (anzi dei significati) del termine “ideologia” e della loro eventuale obsolescenza o di una questione del tutto distinta, cioè se sia o meno un bene (uso questo termine antico e generico) che i Cinquestelle abbiano (parzialmente) vinto le elezioni (o, più in generale, se la loro azione politica, vincente o perdente che sia, sia una “buona azione”)?
    Per quanto riguarda il primo punto mi sembra che abbiamo messo in campo un bel numero di possibili significati di “ideologia”, più o meno logici e/o sociologici, Mi sembra chiaro a tutti che l’essere post-ideologici da parte di Cinquestelle sia vero solo assumendo un particolare significato di “ideologia”, senza escludere che questa stessa “post-ideologicità” sia parte della loro ideologia nel senso di mistificazione (cioè si presenterebbero come post-ideologici solo per motivi…, ideologici, cioè per gettare fumo negli occhi ala gente).
    Per quanto riguarda il secondo punto, che mi sembra più rilevante, le 5 originarie “stelle”, così come tutti gli altri punti programmatici scaturiscono ovviamente da una certa visione del mondo, che è più implicita che esplicita (ma che da filosofi possiamo “costringere” i nostri amici pentastellati a esplicitare) e che può essere intrinsecamente più o meno confusa e contraddittoria (o viceversa limpida e lineare) e che può essere più o meno associata a ciò che tradizionalmente, storicamente si dice di destra o di sinistra.
    C’è un gioco on line che consiste nel confrontare le proprie personali opinioni programmatiche con i programmi dei diversi partiti. Giocandolo sono risultato io stesso un po’ di destra (sui migranti), un po’ di sinistra (sull’ambiente) e così via sulle questioni bioetiche ecc. Le nostre visioni del mondo possono essere coerenti senza per questo venire collocate entro una schema bipolare. Ci vorrebbe un sistema a più assi. Ad esempio si può difendere la vita in tutte le sue forme: se si tratta di animali si è di sinistra, ma se si tratta di embrioni si diventa di destra. Vi sembra logico? Se si vuole più libertà civili e meno solidarietà si è più di sinistra (in quanto radicali) o più di destra (in quanto ci allontana da posizioni catto-comuniste)? Paradossalmente una posizione fortemente coerente eccede le categorie destra/sinistra che sono, viceversa, confusive, perché storicamente vi sono sono giustapposte caratterizzazioni differenti.
    Tornando ai Cinquestelle… sospendo il giudizio. Credo che collaborare con il PD o con la Lega (non importa con chi sotto questo profilo) farebbe bene ai nostri perché li costringerebbe a discutere sui singoli temi, in modo argomentato, invece che affidarsi all’illusione del consenso della Rete. Quand’anche la maggioranza che si forma sul sistema Rousseau rispecchiasse davvero qualche “volontà generale” essa si sarebbe potuta formare sull’onda dell’emozione piuttosto che dal ragionamento e portare molto lontano da “bene comune” a cui la C.E.I. ha richiamato (aristotelicamente) la politica (che De Maio troppo frettolosamente ha identificato con “l’interesse dei cittadini”).

    • Neri Pollastri ha detto:

      Mi limito al primo punto: tutto il mio post era rivolto a mostrare che la visione del mondo dei Cinquestelle è un’ideologia né più e né meno di quelle che loro vogliono “superare”, e per farlo prendevo una definizione base, autorevole, che sostanzialmente equipara “ideologia” e “visione del mondo” – casomai suggerendo l’uso della prima per i gruppi e la seconda per gli individui. Non mi pare che né Davide, né i sostenitori dei Cinquestelle vogliano accettare questa cosa e per frlo continuano a usare il termine non nell’accezione che a loro a più fa comodo (e che, come abbiamo visto, è comunque contraddittoria perché presuppone l’accezione che non gli piace), ma anche ambiguo. E mi pare anche chiaro che lo facciano per opportunismo, o se si vuol essere benevoli perché confusi.

      Sul resto quasi mi astengo, perché il tema destra/sinistra andrebbe trattato con altra attenzione (fin qui sono d’accordo con le tue obiezioni, Giorgio), sul bene o male dell’affermazione del M5S basterebbe l’insistito uso linguistico confuso di cui sopra per farmi propendere per il secondo corno (veder governare della gente che non ha chiara neppure la propria identità mi accappona la pelle) e le alleanze di governo esorbitano ampiamente il tema del post.

  9. Davide Ubizzo ha detto:

    A me pare Neri che l’intento del tuo post fosse di dire che i 5S NON HANNO un’ideologia ( e per questo sono superficiali, ignoranti e inconsapevoli) e che solo dopo alcune obiezioni ammetti che il loro essere o dichiararsi post ideologici è inserirsi, per differenza, nel costrutto ideologia, o postmodernità o qualsiasi altra definizione che tenta di rappresentare la contemporaneità. Ideologia è parola che fa riferimento a determinati periodi storici, per questo la definzione di Google è preferibile, il fatto di essere categoria storica ne determina le priorità, variabili a seconda del contesto e del periodo.Potremmo ugualmente usare ideale poltico, orientamento, visione del mondo, teoria sociale etc. etc. Le parole fanno cose. Basti ricordare l’attualismo gentiliano e la prassi marxista, e sai bene che nel recente passato l’ideologia era proprio come la descrivi tu: “data l’ideologia x, si verificano le azioni y su piano sociale/politico” e ne sono noti i risultati. E se non ci attacchiamo alle parole che conducono ai concetti, Giorgio, a cosa ci attacchiamo? E infatti concordo con te “l’essere post-ideologici da parte di Cinquestelle sia vero solo assumendo un particolare significato di “ideologia”, appunto. Insomma Neri se mi parli di teoria politica “come elaborazione di modelli di convivenza civile dettagliatamente strutturati, da attuare” allora tu e Giorgio che cita il “bene comune” siete dei nostalgici della prima repubblica, dove tutte le cose che dite avevano un senso preciso, destra/sinistra, ideologia, marxismo/liberalismo etc. solo che quel mondo è finito, come è altrettanto noto. Quanto ai 5S io non penso che siano di sinistra, credo e vedo che fanno cose e affrontano temi di sinistra, (povertà, cittadinanza, beni pubblici) è diverso. E infine sulla partecipazione, Neri, (che come sempre mi dice che non ho capito …) ho capito benissimo, forse sei tu che non vuoi uscire dal tuo guscio, la politica è partecipazione, prima che teoria ( altrimenti basterebbero gli scienziati della politica per vincere le elezioni) e prima che finanziamenti, (altrimenti vince chi è più ricco, chi ruba di più, chi è amico del paese straniero più ricco, chi si appoggia al tycoon di turno) del resto se il tuo ideale, progetto, la tua teoria sociale non attrae e non convince resta elitaria e con chi la realizzi?

    • Giorgio Giacometti ha detto:

      Caro Davide, ho evocato la nozione di “bene comune” di origine tomistica e prima ancora aristotelica in quanto è stata evocata dalla C.E.I. (dalle cui posizioni, peraltro, molto mi distinguo), a titolo puramente esemplificativo.
      In generale, a me sembra che vi siano temi (o forse meglio problemi) “classici” che in qualsiasi epoca ci si dovrebbe o potrebbe comunque porre. Il nostro linguaggio evolve, ma alcune sua parti sono più “resilienti” di altre. Ad esempio in ogni istante implicitamente dobbiamo decidere (anche in campo politico) ciò che è “meglio” fare e questa necessità mi sembra indipendente dal tempo storico (anche se sul bene ha iniziato a riflettere Socrate, non mi sembra che questo tema etico, generalissimo, abbia perso di mordente, anche se si coniuga sempre in modo nuovo). Anche chi nega che esistano questi “problemi eterni” spesso finisce per presupporli, quando gli scappa detto p.e. “non trovo giusto questo” o “non è meglio fare così?” ecc. invocando nozioni come “giusto” e “bene” che hanno, appunto, una certa resilienza al tempo (anche se in contesti differenti vengono certamente “riempite” da contenuti differenti, come direbbe Husserl).
      Dunque se sono nostalgico di qualcosa lo sono della repubblica sì, ma non “prima”, bensì addirittura…. “platonica” (intesa come paradigma di riferimento teoretico)! (e su questo dubito che Neri mi segua…).
      Per il resto mi sembra che siamo d’accordo che certe categorie sono usurate (un certo Stefano Zampieri parlerebbe di “parole esauste”, credo) come “destra” e “sinistra” e forse anche “ideologia”…
      Certo che dobbiamo passare anche attraverso le parole! Ma quando si è compreso che un “concetto” pertinente a una certa discussione è esprimibile con altre parole più chiare e meno usurate (p.e. “visione del mondo” o “prospettiva politica”, che sono meno ambigue, almeno nell’uso corrente, di “ideologia”, termine forse sovraccarico), continuare a discutere del senso di tali termini “esausti”, oltre a condurci fuori dal seminato, su terreni lessicologici e retorici, piuttosto che critici e filosofici, potrebbe farci… esaurire! 🙂

      • Davide Ubizzo ha detto:

        Ciao Giorgio, certo sono d’accordo con te, e con Husserl, e mi pare proprio una questione di accordarsi sul linguaggio, o meglio sull’uso delle parole “anche se in contesti differenti vengono certamente “riempite” da contenuti differenti, come direbbe Husserl).” Infatti. Ideologia e destra sinistra oggi hanno perduto il significato che avevano nel recente passato, il post (che compone le parole post moderno, e post ideologico) significa questo. La fine delle narrazioni ideologiche. Come per “Bene comune, moltitudo”. il loro uso dipende dal contesto e dal tempo storico ma sono concetti che permangono nel tempo. Se seguitassimo a usarli come nel medioevo o nel ‘600, per restare alle due parole sopra, non sapremmo che farcene. “(un certo Stefano Zampieri parlerebbe di “parole esauste”, credo) ” Si tratta piuttosto di avere consapevolezza di questo nelle analisi politiche, che mostrano a volte un conformismo categoriale, un adagiarsi dell’intelligenza, un comodo rifugio intellettuale, inservibile nel quotidiano, disancorato dalla realtà. Qualcuno diceva: “come giocare a biscola a bastoni mentre va di denari”.

  10. Neri Pollastri ha detto:

    Caro Davide, mi spiace di dirti sempre che non capisci, ma cos’altro dovrei dire a chi dopo che ho scritto frasi come “non possono che avere anche un’ideologia che li orienti”, “Forse non sanno neppure di averla” e “la loro postideologia consiste nella rimozione della consapevolezza di avere un’ideologia che li orienta (…) significa di fatto una cosa sola: l’assunzione di un’ideologia qualunquista”, mi risponde che gli “pare che l’intento del mio post fosse dire che i 5S NON HANNO un’ideologia”?!? Sono senza parole…. Scrivo “bianco” e a te pare che abbia detto “nero”…
    Idem se dopo aver citato una definizione della Treccani e aver concordato con Giorgio che gli usi diversi di “ideologia” la presuppongono, così che chi la voglia negare (Marx o i Cinquestelle fa lo stesso) va in contraddizione linguistica, tu insisti a dire che ne fai un uso diverso e glissi sulla contraddizione…
    Lo stesso, ancora, se dopo averti fatto osservare che quella definizione è pressoché equivalente a quella di google tu continui a ribattere sulla storicità della nozione: ok, l’ideologia dei Cinquestelle è storica, per la precisione è novecentesca, è stata coniata da Guglielmo Giannini negli anni Quaranta ed è stata “aggiornata” da Grillo e Casaleggio nel primo decennio di questo secolo. E chi lo ha mai negato? Questo ovviamente non vuol dire che sia né l’unica, né la migliore, nè semplicemente quella più adatta per quet’epoca, né che quelle passate siano “vecchie”, nel senso di non più adatte. Per stabilirlo ci vuole un’analisi che né tu, né il M5S fa.
    Questa tua incomprensione delle cose chiare mi stupirebbe, se non trovassi poi che scrivi cose come “nostalgici della prima repubblica”, “quel mondo è finito” e altre frasi che non hanno alcun significato preciso perché non sono argomenti ma appelli, ovvero hanno un valore esortativo e non descrittivo. E allora diventa tutto chiaro: hai solo sbagliato blog!
    Qui stiamo facendo delle analisi, non difendendo una parte, stiamo facendo quel che in un articolo che scrissi qualche anno fa (che riscosse grandi consensi anche al convegno della IGPP a Berlino, dove lo presentai) chiamavo discorso politico filosofico, nel quale si guarda alle ragioni, ci si espone e si prendono sul serio le critiche per vedere se quelle ragioni reggono o no, contrapponendolo al discorso politico cratico, nel quale invece si sparano palle contro l’avversario per mantenere la posizione di potere. Se usi frasi fatte a fine performativo, è chiaro che stai facendo la seconda cosa, quella che stanno facendo tutti per strada, in TV, su facebook. Qui volevo fare un’altra cosa.
    Che sia così me lo confermi tu stesso con la tua chiusa: hai ragione, il mio ideale non attrae e quindi non posso realizzarlo: e allora? Non è che la cosa mi cambi il compito, in quanto filosofo. In quanto cittadino (nel senso tradizionale, sia chiaro) mi spinge a fare “politica culturale” per far sì che il mio ideale attragga, non certo a sposare proposte zoppe, contraddittorie, reticenti o farcite di principi che aborro solo perché così le posso realizzare. Questa è una rincorsa al successo, che a quanto vedo avete ereditato proprio da coloro che dite di avere spazzato via, i Renzi e i D’Alema che si spostavano a destra perché d sinistra i voti non arrivavano più…
    Grazie, comunque. Le discussioni fatte in questi giorni con Cinquestelle e loro sostenitori mi sono state molto utili: ho messo a fuoco molto bene quel che percepivo in modo impreciso, e cioè che da un lato la grossolanità della loro ideologia è marchiana, dall’altro che non è minimamente in rottura con quel che c’era prima. E’, come sempre come nelle pretese “rivoluzioni”, un mero passaggio generazionale del potere. Certo, la mia di generazioni il potere non l’ha mai avuto; ma noi eravamo la generazione del ’77, volevamo un cambio di vita, non di potere, l’alternativa, non l’assalto al cielo…

    • Davide Ubizzo ha detto:

      Parliamo lingue diverse. A me non interessa qui tanto il M5S mi interessa il tuo argomentare e l’analisi politica che fai. Le mie parole sono diverse, parlo di partecipazione e attivismo e tu di consenso a regimi totalitari, io ti parlo di pragmatica politica e tu di elaborazione di modelli di convivenza civile, tu parli di astrattismo, di teorie mentre io parlo di storia e contesti, io parlo di nuove chiavi di lettura tu di specificare ed esplicitare ideologie, tu parli di destra e sinistra e io ti parlo di un’azione politica sui principi di eguaglianza e ambientalismo. Io non glisso affatto. Tu scrivi di ideologia, destra e sinistra, ignoranza e qualunquismo e io userei frasi fatte. La tua generazione non ha mai avuto il potere? La tua generazione è al potere! Grazie comunque anche a te, capisco meglio, da ciò che scrivi, il motivo per cui da 30 anni in Italia le elezioni le vincono (e continueranno a farlo) tendenze politiche come Forza Italia e i 5S. Ciao Neri.

      • Neri Pollastri ha detto:

        Una sola precisazione: la mia generazione non è al potere, che è stato occupato tutto dalla precedente (la generazione del Sessantotto) fino al momento in cui è arrivata la successiva (quella dei Renzi). Se infatti vai a contare le personalità di potere (non solo in politica, ma nelle università, nella burocrazia, ecc.) nate da il 1955 e il 1965 ne troverai molto, molto poche.
        Per il resto, mi confermi quel che dicevo, cioé che hai sbagliato blog. Ti consiglio solo la lettura di Ernesto Laclau, La ragione populista, e Marco Revelli, Populismo 2.0. Magari riesci a capire meglio il senso della lingua che parlo.

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