Una ballata sull’immigrazione

 

Voi siete pazzi
Pazzi
Voi che dite che non scappano
Dalla guerra
Dalla miseria
Pazzi
E ciechi
Ed egoisti
Pazzi
Se chi nasce in Svezia può sperare di vivere
Ottant’anni
Mentre chi nasce in Sierra Leone
Solo trentaquattro
Se la nostra ricchezza
È settantadue volte maggiore
Di quella di chi vive laggiù
Voi siete pazzi
E ciechi
Ed egoisti

Come lo siete voi
Che dite
E dite
E dite
Come dischi rotti
Dobbiamo accoglierli
Dobbiamo
Dobbiamo
Dobbiamo
Chiudendo gli occhi sulla realtà
Sulla sofferenza del partire
Sulla nostalgia nel restare
Sugli spazi che non bastano
E ancor meno basteranno
Sulle differenze
Belle a vedersi
Ma che non permettono
La convivenza
Sui lavori che lasciamo loro
Giusto quelli che i nostri figli
Non vogliono fare
Voi siete pazzi
E ciechi
Ed egoisti
E anche piuttosto
Schiavisti
Quando dite che
Per noi sono
Un’opportunità

Non c’è accoglienza
Né respingimento
Né flusso da regolare
C’è solo la giustizia
Da realizzare

E spetta a noi
A ciascuno di quei noi
Che invece
Si preoccupa
Dell’anno in più per la pensione
Delle tasse da pagare
Del troppo caldo della calda estate
Del nubifragio che rovina
Ferragosto
A noi
A voi
Spetta
Non a loro
E neppure ai politici
Vituperati
Mentre
Ci rappresentano
Perfettamente


Ma voi siete pazzi
E ciechi
E pure schiavisti
Ma soprattutto
Insopportabilmente
Individui egoisti

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5 thoughts on “Una ballata sull’immigrazione

  1. Renato Pilutti ha detto:

    solo così, condividendo… caro Neri, amico mio
    renato

  2. sandra ha detto:

    Non ho parole

  3. Giorgio Giacometti ha detto:

    Ma non aborrivi la poesia?
    Condivido la doppia critica che muovi, animata da encomiabile lucidità scevra da sentimentalismi (non solo inutili, ma, per questioni così delicate, finanche dannosi).
    Ma mi chiedo e ti chiedo: “Alla fine dei conti, che fare?”

    • sandra matteini ha detto:

      condivido in pieno, anzi di più

    • Neri Pollastri ha detto:

      Potrei rispondere che qui, più che di poesia, si tratta di scrittura teatrale, ma riconosco che una parentela con la poesia c’è. Manca comunque la musicalità.
      Quanto al “che fare”, un po’ di risposte le ho da oltre vent’anni e si potrebbero raccogliere sotto il titolo “cambiamento del modello di sviluppo e degli stili di vita” – insomma, proprio ciò che nessuno vuol fare. Ma mi spiegherò meglio in uno dei prossimi post.

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