E il nuovo continua ad avanzare…

Compiva quattordici anni – e forse saliva per la prima volta su un motorino – l’astro nascente della politica nostrana, quando Michele Serra ironizzava sulla figura retorica più in voga del momento scrivendo Il nuovo che avanza. Correva l’anno 1989: non era ancora caduto il muro di Berlino; l’URSS era viva e, tutto sommato, ancora vegeta; il motorino del Nostro era forse un Ciao (lo stesso di D’Alema, visto che il primo esemplare data 1967); c’erano ancora la Prima Repubblica e il sistema proporzionale; Berlusconi era solo un industriale di successo e Beppe Grillo faceva lo showman al festival di Sanremo….

Ventiquattro anni dopo le cose sono cambiate, molto cambiate: la globalizzazione, la crisi dello Stato-nazione, tangentopoli, la scomparsa dei partiti storici, vent’anni di politica-spettacolo, la finanziarizzazione e il suo crollo, la casta e l’antipolitica…. Certo non è cambiato tutto, ma molto sì.

Una cosa è però rimasta intonsa: la retorica del nuovo. Oggi come allora per migliorare quel che non va non si prova a definire meglio le cause dei guasti, non si propongono cose diverse spiegandone le ragioni, non si discute delle cose e si condividono scelte: no, si cerca “il nuovo“.

Niente di nuovo sotto il sole, dunque: il nuovo è in realtà un concetto vetusto, appartiene alla Prima Repubblica e all’epoca dei Due Blocchi.

Il nuovo è vecchio.

Questo nuovo così obsoleto e usurato pare oggi incarnarsi in due concrete figure: il Movimento 5 Stelle, ondata di rappresentanti politici (ovviamente) nuovi, che vanno a sostituire la (ovviamente) vecchia classe “corrotta e privilegiata”; il giòvane astro nascente del PD – Matteo Renzi – proprio ieri definito nientemeno che da Jovanotti (sic!) “il nuovo” e percio, ça va sans dire, da votare come salvatore della patria.

Lasciamo qui da parte la prima incarnazione contemporanea del venerando “nuovo”, invitando il lettore – se proprio non vuol cercarsi un buon libro di storia contemporanea – a dare un’occhiata alla pagina di wikipedia su un altro movimento, non proprio recentissimo (risale agli albori della Repubblica) ma dalle affinità a dir poco clamorose con M5S: l’uomo qualunque. E passiamo invece alla seconda incarnazione, quella del Rottamatore e frenetico frequentatore di trasmissioni televisive.

In quanto “nuovo”, come s’è detto, il Nostro è ipso facto già decrepito: la politica del nuovo è vecchia (almeno) di venticinque anni, non se ne può più. Ma potremmo aggiungere una lunga serie di vetustà al profilo di questo innovatore: non c’è molto di nuovo nel giungere alla politica senza far altro nel mondo che il dirigente nell’azienda di famiglia (senza peraltro aver fatto prima alcuna gavetta da “diretto”); né è molto diverso da quello della “vecchia casta” il percorso che lo vede  catapultato alla Presidenza della Provincia a ventinove anni – cinque dopo la laurea e anche qui senza altra gavetta che due anni di coordinamento cittadino e uno di segreteria provinciale della Margherita. Non è vero che “nessuno nasce imparato”: per dirla con Totò, lui lo nacque.

Uscendo dalla vecchia retorica del nuovo e andando alle cose, non è per nulla rassicurante la figura di un signore che si approssima a dirigere il Paese dopo una carriera di dirigente iniziata senza esser né mai stato lavoratore subordinato, né aver preso parte “sporcandosi le mani” alla vita lavorativa e produttiva della società che vuol dirigere. Chi sa fa, chi non sa insegna. Oppure dirige.

Ma dirige dove, poi? A giudicare dalle esternazioni di questi giorni, dove lo (e ci) porterà la corrente.

L’altroieri, infatti, l’arcaico nuovo che continua ad avanzare ha sostenuto che la politica, in questi giorni in empasse, stia perdendo tempo e non si renda conto che “oggi il mondo ci chiede di muoverci a una velocità doppia”. Domando: ma lui si rende conto che un politico (qual dice di voler essere) quel mondo lo deve governare e, quindi, non può sottostare supinamente alle velocità che il mondo stesso gli impone? Non si rende conto che proprio l’eccessiva velocità è parte attiva del problema? Una cosa che si potrebbe sostenere anche filosoficamente, rifacendosi alle critiche al paradigma della tecnica che da Heidegger sono arrivate a Galimberti, passando per Horkheimer e Günther Anders, oppure riprendendo i temi del pensiero ecologico.

E ancora, non è certo peregrino ipotizzare che in una società che si sia liberata dalla folle velocità che ci trascina ogni giorno si viva meglio di oggi, probabilmente anche con minore ricchezza in termini di PIL, aprendo così scenari sociali ed economici – che è come dire politici – che sembrano invece mancare. Ma il Nostro non può pensare a rallentare, né tantomeno fermarsi a pensare, perché il nuovo ha fretta di avanzare e, del resto, la velocità è il suo forte: Presidente appena cinque anni dopo la laurea…. Dove lo trovava il tempo per leggere Horkheimer e Anders, Latouche e Hösle?

Non basta. Solo qualche giorno prima, monologando in abito giovanilista in una delle trasmissioni più discutibili della discutibile (sotto)cultura televisiva imperante, il datato svecchiatore ha affermato che “sarà un grandissimo momento quando questo Paese sarà fatto dalle persone che vanno avanti con la forza del proprio sudore, anche prendendo qualche botta. A me è capitato di perdere e può essere anche bello”.

Notare il passaggio: prima si parla di “fare, con sudore”, poi si parla di “perdere”…. Perché? Quando si costruisce qualcosa non si gioca una partita, non c’è un nemico e neppure una sfida da “vincere”: si lavora, si fanno cose passo passo, con un progetto ben meditato, qualche volta lineare, qualche altra ardito, con la pazienza e la serenità di portarlo a fondo. Ma forse questo il Rottaminnovatore non lo sa, non avendo mai lavorato con quello spirito e con quell’umiltà, visto che lui di mestiere ha fatto solo il dirigente, con un obiettivo fisso in testa: arrivare al posto dirigenziale superiore. Ed essendo i posti di dirigenti pochi e con molta concorrenza, ecco che, anche quando parla di “lavoro”, il frusto rinnovatore pensa sempre a “competere”. Anche qui, non sa che la competizione, come categoria generale, è ormai anacronistica, che competere oggi significa per i più caricarsi di frustrazioni. Non lo sa perché ha sempre gareggiato in ambiti privilegiati e perchè, tutto preso dalle sua gare, neppure ha avuto il tempo per informarsi o, non sia mai, per riflettere: tempo perso in un mondo che gira “a velocità doppia”.

E allora, ecco che resta solo la retorica del “nuovo”. Perché il contenuto non c’è, o è inadeguato. Vecchio? Non so e non m’interessa. Politicametne inadeguato, adatto a Jovanotti (che, per inciso, all’epoca de Il nuovo che avanza era anche lui, come Grillo, a Sanremo…) e a Barbara Berlusconi, ultimi sponsor in ordine di tempo del Nostro salvinnovatore della Patria. Dal quale, per dirla con Heidegger, solo un Dio ci può salvare.

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2 thoughts on “E il nuovo continua ad avanzare…

  1. renato ha detto:

    vedi Neri, anch’io su Renzi ho le tue stesse perplessità, ma ne ho ancora di maggiori sul PD che è una crasi mal riuscita di ex democristiani ed ex comunisti, che non possono stare insieme perché sono due specie antropologiche inconciliabili. In realtà, il problema di una sinistra italiana possibile si pone propio dal 1921, e non perché l’ha detto recentemente quel noioso di Monti, ma perché in Italia una forza socialista riformista moderata progressiva laica e rispettosa si è vista solo a tratti, per il resto è stata fagocitata, o da massimalismi inconcludenti o da tentazioni malversatorie.
    Buona domenica

    renato

  2. Marta Mancini ha detto:

    Condivido Neri, ancora questo paese non si è stancato di leaderismi e di personaggi mediatici, questo mi preoccupa. Sta vincendo ancora l’ignoranza, amica delle scorciatoie, compresa quella dell’astensione che – ricordiamo – è il quarto partito!

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